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Le divinità romane

Dato il loro carattere, le divinità romane erano naturalmente molte numerose (in Giappone sono ancora oggi 800!) quantunque molte volte nomi diversi con cui esse si trovano denominate non corrispondano ad altrettante divinità, bensì soltanto a vari attributi di uno stesso dio.

Fra le più antiche divinità romane, di origine latina o sabina, le più importanti erano: GIANO, principio di tutte le cose, dio di ogni inizio (anche dell'anno, "gennaio" che da lui prende il nome), il Sole luminoso da cui tutto ha vita, col nome del quale s'iniziavano cerimonie religiose (e che si credeva essere stato il più antico re del Lazio); DIESPITER (=padre del giorno) o JUPITER, altro dio della luce celeste, forse in origine nient'altro che un attributo di Giano; come pare lo fosse pure la terza grande divinità romana QUIRINO; allo stesso modo che JUNO e DIANA non erano probabilmente che due diverse denominazioni di una stessa divinità femminile, parallela al dio celeste luminoso, corrispondente cioè alla Luna, sorella del sole, considerata protettrice delle donne in procinto di divenire madri. Altre divinità adorate anticamente nel Lazio erano pure VULCANO, dio del fuoco, MINERVA, protettrice degli artigiani, FORTUNA, apportatrice di progenie e di ricchezze.

Ma la maggior parte delle divinità romane erano di carattere agricolo, quali SATURNO, dio dei seminati (che, secondo antiche leggende, diceva avere soggiornato nel Lazio, ospite di Giano, facendovi fiorire la meravigliosa "età dell'oro", quando tutti gli uomini erano buoni e felici; CERERE, dea della fecondità dei campi; VENERE, dea degli orti; FLORA, dei fiori; POMONA, dei frutti; OPS, la terra generatrice ricchezze agli uomini, quindi dèa dell'abbondanza; CONSO, protettore del grano raccolto nei granai e degli animali agricoli; PROSERPINA, presiedente alla germinazione delle messi; LIBER, dio del vino (?), forse così detto in quanto l'ebbrezza libera dalle cure; MARTE, protettore dell'agricoltura primaverile; VERTUNNO, presiedente alla trasformazione dei vegetali nel corso dell'anno; e finalmente TERMINE, protettore dei confini e in origine la pietra stessa dei confini dei campi.
Parecchie altre divinità erano di carattere essenzialmente pastorale o boschereccio, quali PALE, protettrice delle gregge e dei pastori; SILVANO, presiedente alla vegetazione dei boschi; FAUNO, la cui voce misteriosa risuonava nella foresta; mentre altri dèi ancora presiedevano ad un dato fiume o fonte, quali TIBER o RUMON (il Tevere) e le ninfe GIUTURNA (una fonte del Foro romano) ed EGERIA (= che trae fuori le acque dalla terra).

Vi era inoltre tutta una serie di dèi che presiedevano ad ogni momento della vita umana: CUNINA, protettrice del bimbo nella culla, POTINA, che gli insegnava a bere, EDUCA, a mangiare, STATILINO a camminare, ecc. Altre divinità erano in particolare addette alla protezione di ogni casa (LARI), di ogni famiglia (PENATI), di ogni uomo (GENII).
Ed oltre a tutti questi dèi "certi" (di cui si conoscevano esattamente le attribuzioni), i Romani ne avevano molti altri "incerti", la cui competenza cioè non era ben definita.