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Paolo missionario dei pagani

Paolo fu prescelto da Dio per annunciare Gesù Cristo, il Figlio Suo fra gli stranieri (Ga. 1:15,16; 2:7-10). A lui fu dato in modo speciale "di annunziare fra le nazioni le ricchezze insondabili di Cristo" (Ef.3:1,8; Cl. 1:25,27; 1Ti. 2:7; 2Ti. 1:11).

Per queste ragioni in Efesini 3:8 troviamo all'inizio della frase il greco emoi (a me) per sottolinearne l'importanza: "A me dico, è stata data questa grazia di recare ai Gentili la buona Notizia".

Paolo fu missionario pioniere. Egli portava il Vangelo a dove non era ancora stato annunciato (Ro. 15:20). Poi lasciava ai credenti appena convertiti il compito di diffondere ulteriormente il Vangelo nelle regioni dove lo aveva annunciato. Il suo compito era di formare delle Chiese locali dallo spirito Missionario, soprattutto nelle grandi città. Filippi era la "città principale" in Macedonia, Corinto la più importante dell'Acaia, Atene il centro intellettuale della Grecia, Efeso il capoluogo dell'Asia Minore occidentale, Roma il centro del mondo intero.

Da questi centri, il Vangelo doveva e spandersi nelle province circostanti (1Te. 1:8). Quando un gruppo di credenti era creato, l'apostolo andava più lontano, non avendo più "nessun motivo di fermarsi" in quel luogo (Ro. 15:23). Benché nelle zone circostanti restassero centinaia di migliaia di pagani, pure egli aveva "predicato dovunque il Vangelo di Cristo" (Ro. 15:19). Paolo percorse, nel corso dei suoi viaggi missionari, almeno venticinquemila chilometri, più delle quali a piede.

Paolo era il missionario delle grandi città. Egli diresse la sua attività sui grandi focolai della cultura greca; ciò che viene confermato dai nomi: Antiochia, Troas, Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto, Efeso. Questo spiega il suo desiderio di guadagnare Roma, il "luogo d'incontro di tutte le terre", la metropoli del mondo (Ro. 1:11; Ro. 15:23).

Paolo fu il missionario dei porti di mare. Riguardando queste grandi città più da vicino e considerando la loro importanza e la loro situazione geografica, è evidente che il principale campo d'attività dell'apostolo fu là dove soffia il vento di mare. Il suo compito abbracciava particolarmente il mare Egeo e i porti che lo circondano. È là che sono i grandi porti commerciali di Troas, Tessalonica, Atene, Corinto ed Efeso. Anche Antiochia e Roma avevano i loro porti: Seleucia e Ostia. Questa tattica dell'apostolo era giustificata da tre motivi:

Prima di tutto, i porti di mare erano facilmente accessibili. Per mare, i viaggi erano più sicuri e più rapidi che sulle strade, generalmente buone, ma non senza pericoli come lo indicano queste parole dell'apostolo stesso: "In pericolo sui fiumi, in pericolo da parte dei ladroni" (2Co. 11:26). Per mare, secondo Plinio, si andava dalla Spagna a Ostia in quattro giorni e dall'Africa in due giorni. Tra Alessandria e l'Asia Minore vi era un servizio giornaliero.

Poi la lingua greca era la lingua delle relazioni mondiali e si era sparsa molto più largamente nelle città portuali che nelle città dell'interno. Così era eliminata la necessità, per il pioniere, di studiare la lingua del luogo, ciò che rappresentava una perdita di tempo considerevole e la marcia di conquista del Vangelo procedeva così molto più speditamente.

Infine quando l'apostolo se ne andava, il Vangelo poteva spargersi più velocemente dalle Chiese delle città sulla costa, che da quelle dell'interno. Perché i porti erano i luoghi d'incontro dei mercanti, dei marinai e di altri viaggiatori. Quelli che il Vangelo aveva afferrato durante uno di questi soggiorni, in una di queste città portuali, diventavano a loro volta missionari nel loro paese e nella loro casa, oppure nel corso di ulteriori viaggi. Così poteva crescere rapidamente il numero di missionari e delle terre raggiunte dal Messaggio della salvezza.

Strategia missionaria di Paolo. È giusto parlare di "strategia missionaria" dell'apostolo, tanto è vero che tutta la sua attività è organizzata in modo pratico. Tutto è talmente sistematico, talmente ben coordinato in precedenza per la più sicura e più larga estensione del Vangelo, che sarebbe difficile non riconoscervi un piano deliberato.

Così, se è giusto vedere una strategia missionaria nella vita di Paolo, bisogna parlare di strategia di Cristo, non di Paolo, del Signore dell'impresa e non del suo ambasciatore; Cristo era ed è il direttore, Paolo il viaggiatore; Cristo era il comandante, Paolo il soldato (2Ti. 2:3; 2Co. 6:7; Ef. 6:10-20).

Il suo Messaggio dottrinale

Il punto di partenza della storia della salvezza; tutto l'insegnamento sistematico dell'apostolo ha per centro Gesù Cristo. Nato in Israele (Ro. 1:3; Ro. 9:5), Gesù Cristo è il Salvatore del mondo intero (Gv. 4:42; 1Gv. 4:14). In lui si adempiono tutte le promesse fatte a Abramo, promesse di benedizioni per tutti i popoli (Ge. 12:3; Ga. 3:89). L'introduzione transitoria del nazionalismo della rivelazione dell'Antico Patto, in Cristo e mediante la Sua Opera, si estende nell'universalismo del Nuovo Patto. La Croce, in quanto tale è l'adempimento dei sacrifici dell'Antico Patto e diventa l'abolizione del sacerdozio levitico (Eb. 10:1014; 7:11-18). Per essa, Gesù ha annullato la Legge fatta di comandamenti abolendo la causa di inimicizia, il muro di separazione, per unire in un solo uomo nuovo: Gentili e Giudei (Ef. 2:1316). La salvezza è offerta a tutti.

Il compito speciale di Paolo in quanto dottore, fu l'espansione e la presentazione dei nuovi problemi sollevati dalle rivelazioni del "mistero" e cioè che "in Cristo" non vi è più né Giudeo né Greco. Inoltre gli furono date diverse rivelazioni quanto alla natura e al pieno sviluppo di questa Chiesa. Quasi tutto, nel suo insegnamento, deriva da questo.

Anche se, in un certo senso, Paolo non fu il primo a cui fu rivelato il mistero della Chiesa nella sua composizione e struttura neotestamentaria egli ricevette tuttavia, indipendentemente dagli uomini e dagli avvenimenti precedenti, una rivelazione diretta dal Signore stesso (Ga. 1:11,12,15,16; Ef. 3:3 ss.).

Questo era necessario per salvaguardare l'indipendenza del suo servizio e l'autenticità del suo apostolato presso i Gentili (Ga. 1:11-24). Questa è la ragione per la quale, sotto l'ispirazione dello Spirito, egli ha descritto questa nuova grande verità e le sue conseguenze essenziali, con un'ampiezza e una profondità che nessuno raggiunse né prima, né dopo di lui. Per questo, egli non è solamente il messaggero principale di Cristo alle nazioni, ma anche il principale dottore e profeta della Chiesa.

L'importanza di Paolo nella proclamazione del Messaggio e nell'insegnamento neotestamentario può dedursi facilmente dal posto che occupano i suoi scritti. Gesù Cristo crocifisso e risuscitato forma il Centro del Messaggio. La Sua Opera espiatoria sulla Croce cancella i nostri peccati (Ro. 3:25). Il Suo innalzamento in gloria è la sorgente della nostra santificazione. La Sua venuta e apparizione è la meta della nostra attesa.

Le verità centrali delle Lettere di Paolo: per la fede (Ro. 1:16-17), il peccatore entra nella comunione di Cristo (Ef. 3:17), risorge spiritualmente e viene vivificato. La storia del Salvatore diventa ora la nostra propria storia. Il peccatore è crocifisso, seppellito, risuscitato e seduto con lui nei luoghi celesti (Ro. 6; Ef. 2:6). In questa maniera l'uomo redento della terra è "nei cieli" (Fl. 3:20). Il cristiano è un uomo, "in Cristo" (2Co. 12:2).

Per mezzo dello Spirito colui che è esaltato è presente sulla terra nel Suo popolo (Ga. 2:20). "Cristo per noi" è "Cristo in noi" (Cl. 1:27). La realtà giuridica è allo stesso tempo una realtà organica. Colui che è stato crocifisso è incoronato in noi. Il sostituto è il sovrano. Gesù Cristo è il SIGNORE (Ro. 14:9).

Così per Paolo, la Croce non è semplicemente un fatto storico. La vede sempre in relazione con la risurrezione. Senza di questa, la Croce agli occhi dell'apostolo sarebbe vuota e senza forza; sì, un crollo e uno sconvolgimento, la tragedia più catastrofica (1Co. 15:14-19). Anche in 1Corinzi 2:2, Paolo non afferma di aver predicato solamente la Croce. Egli dice che portava agli uomini coLui che è stato crocifisso, non un avvenimento (la crocifissione), ma una persona: il Cristo che, anche nella gloria, deve essere contemplato in relazione all'esperienza della Croce (Ap. 5:6). La teologia di Paolo nella Croce si muove sul piano della risurrezione. Il Cristo stesso ha detto "Quando sarò innalzato, attirerò gli uomini a me" (Gv. 12:32), cioè i Giudei e i Gentili senza distinzione di razza. La Croce apriva perciò le porte del Vangelo a tutti. Ma se la Legge e la circoncisione hanno cessato di essere una condizione per ricevere la salvezza, qual è allora lo scopo della Legge?

CONTINUA

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