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I padri greci della chiesa

Tra i più antichi padri greci della chiesa bisogna ricordare Giustino martire.

Un filosofo greco di natali pagani che aveva cercato lungo tempo invano nelle scuole filosofiche greche una soddisfacente visione religiosa della vita, finché non conobbe il cristianesimo.

Anche da cristiano egli conserva il costume e la professione d'insegnante e di scrittore, comune ai filosofi peripatetici, soltanto che egli ora lavorava per la causa del cristianesimo. Egli scrisse tra l'altro una «apologia» in difesa dei cristiani. Verso l'anno 165 mori in Roma, martire.

Giustino Martire nacque a Flavia Neapolis, l'antica Sichem, in Samaria verso il 100-101, e apri una scuola di «filosofia cristiana» a Roma. Abbiamo di lui una Prima e una Seconda Apologia e un Dialogo con Trifone, giudeo. L'importanza di Giustino e degli altri apologisti (come Melitone, Atenagora, Taziano, Teofilo d'Antio) nel fatto, che proponendosi di dimostrare l'assurdità del paganesimo, avvalorano l'idea che il cristianesimo è la religione razionale, filosofica.

A questo fine si valgono del concetto del Logos, che nella filosofia pagana esprime la razionalità divina presente nell'uomo, e di cui essi affermano che, «in questi ultimi tempi», si è incarnato in Cristo. Con questo, gli apologisti non intendevano risolvere il cristianesimo in filosofia, anzi, al contrario, fare di Cristo il supremo criterio del vero e del bene, additando nelle verità della filosofia un abbozzo e un presentimento della verità cristiana.

In questo senso, Giustino può esclamare: «Tutto ciò che è stato detto di vero presso tutti appartiene a noi cristiani». Tutti coloro che vivono secondo ragione, cioè, secondo il Logos che è insito (emphytos) in loro a guisa di seme (Logos spermatikos), sono cristiani in senso lato; i filosofi antichi sono posti sullo stesso piano dei profeti, in quanto anch'essi hanno ricevuto una rivelazione parziale del Logos; e la sorte di Socrate dimostra che i fedeli del Logos sono sempre stati perseguitati.

Inversamente, i Giudei non hanno riconosciuto il Logos che si manifestava loro nelle teofanie dell'Antico Testamento, e l’hanno confuse col Padre; e non avendo riconosciuto iI Figlio, non hanno neppure conosciuto il Padre, come dice di loro Isaia: «Il bue conosce il suo possessore... ma Israele non mi ha conosciuto».

Gli apologisti, con la Ioro identificazione di Cristo con il Logos della filosofia antica, posero le basi dell'umanesimo cristiano. Tutto ciò che di grande e universale e stato creato dalla cultura classica, l'idealismo di Platone, la teologia spiritualistica dell'eclettismo, la morale stoica, e anche le arti dello spirito, la grammatica, la retorica, che affinano il pensiero e danno energia e precisione all'espressione, è accolto nella cultura cristiana non come un elemento estraneo, ma come un bene proprio, che soltanto nell'ambito della verità cristiana riceve il suo pieno valore.

Ma l'identificazione della ragione con Cristo sollevava un problema: se il Logos e immediatamente noto a tutti gli uomini, come mai è stato per tanto tempo disconosciuto? Come mai le filosofie si contraddicono tra loro? Come mai, al suo apparire, Cristo è stato respinto e crocifisso? La risposta degli apologisti e che la mente umana e stata fuorviata dai demoni, cioè è turbata dal peccato. E secondo che pongono l’accento su questa perturbazione, o sulla universale presenza del Logos, gli apologisti insistono maggiormente sulla denuncia della corruzione della cultura pagana, (che non ha scoperto nulla, perché ogni luce viene dai barbari, cioè dai Giudei, e Platone ha imparato da Mose), inaugurando cosi l'apologia del pugno chiuso; come è stata definita, in cui eccellono tra i greci Taziano l'Assiro, e tra i latini Tertulliano; o preferiscono inversamente sottolineare le consonanze e l'armonia del cristianesimo con la cultura, come Giustino e gli Alessandrini. Ma nella esigenza centrale concordano: la cultura ha bisogno di purificazione e di redenzione, per essere resa capace di riconoscere in Cristo il suo Signore.

La discussione dei problemi della cultura condusse i primi scrittori cristiani a occuparsi largamente anche delle varie correnti interne del cristianesimo, le cosiddette «eresie». La gnosi, in particolare, poneva in maniera molto urgente il problema dei rapporti tra il cristianesimo e la spiritualità ellenistica. Essa era una forma di assimilazione che implicava l'allineamento del cristianesimo sul piano del sincretismo, e la perdita della sua originalità. La Chiesa senti il bisogno di reagire alla gnosi, e non lo fece soltanto elaborando il triplice canone del Credo, della Scrittura e dell'episcopato; ma intraprese anche la discussione sul piano delle idee. Giustino scrisse un Syntagma contro tutte le eresie, purtroppo perduto. I principali scrittori anteretici del II secolo sono Ireneo e Ippolito Romano.