Condivide la pagina

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Comunità di Gerusalemme e l'Apostolo Paolo

La prima comunità cristiana che si riuniva a Gerusalemme attorno a Pietro e agli altri Apostoli del Signore era composta da Giudei di razza. I componenti di questa comunità frequentavano il tempio e osservavano la legge ebraica. La loro fede era in generale quella giudaica. Gli altri israeliti consideravano questa primitiva comunità solo come una delle numerose scuole o sette ebraiche, e la chiamavano la setta dei Nazarei o dei Nazareni. Innanzi tutto i Nazarei si differenziavano dagli altri Giudei in un punto molto essenziale: essi credevano che Gesù, malgrado il rifiuto del popolo ebraico e malgrado lo scandalo della crocefissione, era il Messia, che Egli era risuscitato dai morti, che gloriosamente ora regnava accanto a Dio Padre e che tra breve «sulle nuvole del cielo» sarebbe venuto a giudicare il mondo. La speranza che la venuta del Messia e la fine di questo mondo fossero prossime, danno a questo primitivo cristianesimo il suo particolare carattere.

I garanti della sua realtà storica sono gli apostoli, i Testimoni oculari. Ma la loro predicazione non si limita ad affermare un puro dato di fatto. L'epilogo glorioso del dramma della crocifissione non è stato casuale; esso è stato conforme al «determinato consiglio» di Dio, ed è stato preannunziato dalla Scrittura. La testimonianza cristiana è appunto l'affermazione di questa conformità, di questo significato di rivelazione della crocifissione di Cristo. La chiave di interpretazione è la figura del «Servo di Dio» sofferente, del Secondo Isaia, che viene associandosi in modo nuovo e inatteso, sebbene non del tutto ignoto al tardo giudaismo, con la figura gloriosa del Messia. Il Messia deve soffrire, come Servo di Dio, onde portare il peso dei peccati del popolo; doveva comparire in umiltà e segretezza, per tornare in gloria a stabilire il suo Regno.

Gli apostoli sono sicuri del suo ritorno, perché sanno che è già venuto: la certezza di avere vissuto con l'Atteso durante un breve, ma incomparabile momento di storia, la certezza di averlo veduto glorificato dopo una morte piena di significato, è il fondamento della nuova attesa, quella del suo ritorno. La speranza di Colui che viene si fonda sulla fede in Colui che è già venuto.