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La Chiesa

La Chiesa paragonata a una Casa, a un Corpo, a una Sposa. Tutti paragoni che danno l’idea di qualcosa d’inseparabile.

Un corpo non può separare i suoi membri e restare ancora un corpo funzionante; una casa non si può dividere e restare ancora casa funzionante; una sposa non può dividersi dal marito e restare ancora una sposa come concepita da Dio.

 Il suo fondamento

La Chiesa o Assemblea (il termine Chiesa in greco significa assemblea) e menzionata per la prima volta nell'evangelo di Matteo dove il Signore dice: "Su questa pietra io edificherò la mia Chiesa" (Mt. 16:18).

Il Signore Gesù e dunque, Egli stesso il costruttore. "L'edificio" fatto di "pietre viventi", che sono i credenti in Cristo, era ancora da costruire quando Pietro ha pronunciato quella bella dichiarazione: "Tu sei il Cristo, il figlio dell'Iddio vivente" (Mt. 16:16). Il solido fondamento su cui doveva poggiare la Chiesa è la verità dichiarata dall'apostolo, ed egli stesso fu designato dal Signore per riunire i primi elementi di questa costruzione "e stabilirli sul fondamento irremovibile, Sulla pietra" che è Gesù Cristo. Anche l'apostolo Paolo dice: "Secondo la grazia di Dio che m'e stata data, come Savio architetto, ho posto il fondamento... Poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Gesù Cristo" (1Co. 3:10,11). Questo fondamento e stato rivelato agli apostoli Pietro e Paolo (Ga. 2:7,8), poi condiviso nelle loro Lettere. Paolo, l'apostolo degli stranieri, nella Lettera agli Efesini, il cui soggetto e l'unione di Cristo e della Chiesa, dice: "Siete concittadini dei santi e membro della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare" (Ef. 2:19,20). Cosi stabilita, fondata su Cristo e costruita da Lui, la Chiesa non è dunque un'organizzazione umana, ma un'opera divina.

Dunque, la vera Chiesa cristiana riconosce la validità della propria fede solamente se tale fede è fondata sulle Sacre Scritture e solamente se essa cammina nella totale obbedienza a tali Scritture.

La Scrittura mette in guardia i riscattati di Cristo contro le false dottrine (1Ti. 1:3), le definisce vane dottrine degli uomini (Mt. 15:9; Mr. 7:7; Cl. 2:22) e dottrine da demoni (1Ti. 4:1); gli uomini che insegnano dottrine diverse dalla sana dottrina di Cristo (Tt. 1:9; 2:1), sono definiti uomini ignoranti e instabili che travisano a loro perdizione le sacre Scritture (2 Pi. 3:14-18). Giuda nella sua Lettera esorta a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre e mette in guardia dal pericolo degli uomini empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo. Essi sono dei visionari, nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d'autunno senza frutti, due volte morti, sradicati; onde furiose del mare, schiumanti la loro bruttura; stelle erranti, a cui è riservata l'oscurità delle tenebre in eterno. Essi sono quelli che provocano le divisioni, gente sensuale, che non ha lo Spirito (Gd. 19). Le loro dottrine suscitano discussioni invece di promuovere l'opera di Dio, che è fondata sulla fede in Cristo Gesù (1Ti. 1:3,4).

La Bibbia esorta a tener d’occhio gli uomini che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento (Ro. 16:17); costoro sovvertono il Vangelo di Dio (Ga. 1:7; cfr 2 Ti. 4:3); esorta a annunziare il sacro santo Vangelo di Dio (Ro. 15:16-20; 1Ti. 4:6; 2Ti. 2:2); invita a praticare il non oltre quel che è scritto affinché non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro (1Co. 4:6).

La Bibbia è molto chiara nel condannare il falso, Dio pose davanti al Suo popolo la benedizione e la maledizione. “la benedizione se ubbidite ai comandamenti del SIGNORE vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti del SIGNORE vostro Dio, e se vi allontanate dalla via che oggi vi ordino, per andare dietro a dei stranieri che voi non avete mai conosciuto (De. 11:26-28).

LA Scrittura è il fondamento della relazione fra gli uomini e Dio. Dio ordinò a Mosè di mettere le Tavole della Legge nell’Arca del Patto (De. 10:5); ai leviti Mosè ordinò di tenere una copia del Libro della Legge accanto dell’Arca del Patto, come testimonianza del loro comportamento (De. 31:24-26); il re che regnava sul popolo d’Israele doveva avere per sé, una copia del Libro della Legge per conformarsi alle Leggi di Dio (De. 17:18-20); era la base del suo successo (1Re. 11:38); il popolo doveva essere istruito nella Legge e ubbidire a essa (2Cr. 17:3,7-9); a Giosuè fu comandato per il suo bene e quello del popolo di meditarlo giorno e notte (Gs. 1:8).

Gesù nel mandato dato ai Suoi Apostoli espone la Sua sovrana Maestà: “… «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel (nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Secondo gli studiosi, queste parole furono aggiunte) mio nome, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente»” (Mt. 28:18-20). In queste parole Gesù mette il fondamento sugli insegnamenti per la condotta, la pratica e l’edificazione della Sua Chiesa, indicata dall’Apostolo Paolo “colonna e sostegno della verità” (1Ti. 3:15). Non è la Chiesa in sé stessa verità, essa è chiamata a proclamare la verità, la Parola di Dio è Verità, Gesù Cristo è Verità da proclamare (Gv. 14:6; 17:17), il lieto Messaggio dell’eterna salvezza acquistata da Gesù Cristo con il Suo sangue per chiunque crede in Lui (Eb. 9:12).

Gesù Cristo è il Testatore, garante e Mediatore del Nuovo Patto (Eb. 8:1,2,6; 9:15,16; 7:22-25; 12:22-24). Egli insegnò molte cose ai Suoi discepoli, promise il Suo Spirito per ricordare loro tutte le cose insegnate (Gv. 14:26) e di esporli fedelmente con la Sua divina presenza (Mt. 28:20). Il compito di proclamare il Vangelo di Dio fu affidato in particolare per rivelazione di Gesù Cristo (Ga. 1:11,12,15,16), al grande apostolo dei Gentili (Ga. 2:7), l’Apostolo che ha faticato più di chiunque altro (1Co. 15:10), portando il Vangelo là dove non era ancora stato portato il nome di Cristo (Ro. 15:20).

Paolo scrisse tredici Lettere, nove a delle comunità, alcune da lui fondate, altre no, e quattro a individui: due a Timoteo, una a Tito e una a Filemone. A delle comunità, scrisse delle Lettere di correzione dottrinali: Galati e Colossesi; ad altre di rimprovero nella vita pratica: 1 e 2 Corinzi e Filippesi; a d’altre ancora insegna dottrina e istruzioni: Romani, Efesini e 1 e 2 Tessalonicesi. Seguendo la composizione cronologica del Canone del Nuovo Patto, la prima Lettera scritta da Paolo è indirizzata alla Chiesa di Roma. La Lettera è composta di una parte dottrinale (capp. 1-11) e di una parte pratica in cui la dottrina è applicata alla vita di tutti i giorni (capp. 12-16).

La Lettera ai Romani è di fondamentale importanza, sia dal punto di vista dottrinale e spirituale, sia da quello morale. Essa può essere considerata un vero trattato di teologia, perché in essa sono tracciate in maniera logica e sistematica, le linee del piano di salvezza concepito da Dio per salvare l’uomo peccatore e riportarlo a quella comunione con Lui per la quale è stato creato.

In questa Lettera Paolo si propone di presentare un quadro completo del messaggio del Vangelo di Dio che egli proclama, a una comunità mista di Cristiani-Giudei e di Cristiani proveniente dal paganesimo. Questa comunità mista, probabilmente non aveva le idee chiare sul rapporto cristianesimo-giudaismo e Legge-Vangelo, con il suo insegnamento egli indenti gettare la base solida e ferma, esponendo una trattazione meravigliosa per ispirazione, profondità dottrinale e chiarezza profetica. Considerando la portata del tema che si propone di annunziare si presenta come: “Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio, che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore, per mezzo del quale abbiamo ricevuto grazia e apostolato perché si ottenga l'ubbidienza della fede fra tutti gli stranieri, per il suo nome…Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunciare il vangelo anche a voi che siete a Roma. Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: «Il giusto per fede vivrà»” (1:1-5,14-17).

Nel preambolo di questa Lettera si può trovare risposta ai capisaldi della fede cristiana, perché sono una sorta di formula che focalizza il fondamento della fede Cristiana nei secoli. Quello che egli enuncia non è una serie di titoli di onorificenze:

a) servo di Gesù Cristo (1:1); servo per un Ebreo è, la designazione di Israele (1Cr. 16:13; Le. 25:42) che è il popolo eletto;

b) apostolo (1:1); postolo è una parola non tradotta ma, traslitterata dal greco apòstolos, deriva dal verbo apostèllô, che significa inviare, mandare con uno scopo ben preciso;

c) messo a parte, cioè consacrato, per predicare il Vangelo (1:1). Nell'esercizio del suo ministero Paolo fa sempre riferimento alla volontà di Dio che, l’ha scelto per annunziare il Suo Vangelo, Vangelo già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle Sante Scritture.

d) oggetto della grazia di Dio (1:5), perché si ottenga l'ubbidienza della fede fra tutti gli stranieri, per il suo nome;

e) debitore sia ai Giudei sia ai Gentili per portare loro il Vangelo della salvezza (1:1:14);

f) disponibile a farlo anche a Roma (1:15);

g) convinto della sua efficacia (1:16):

h) poiché il Vangelo rivelata la giustizia di Dio (1:17);