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La base dell’unità della fede

Introduzione

In tutti i settori e frazionamenti della Chiesa Cristiana nessun problema ai nostri giorni preoccupa tanto gli spiriti quanto quello dell'unità della Chiesa. Questo tema ritorna di frequente negli scritti, nelle conversazioni e nei sermoni. Evidentemente siamo tutti d'accordo sul fatto che la Chiesa Cristiana dovrebbe essere UNA, che Dio l'ha voluta in questo stato di unità, e ammettiamo di conseguenza che è tragico che un giorno la divisione sia pene­trata al suo interno. Inoltre, ognuno di noi deve considerare lo scisma come un grave peccato. Su questi punti, siamo tutti d'accordo. Tuttavia abbiamo anche il dovere di far notare che regna una grande confusione e un profondo disaccordo su ciò che costituisce l'unità, sulla natura dell'unità, sul modo di otte­nerla e di conservarla.

1. Alcune opinioni oggi diffuse

Su questo punto esistono diverse opinioni divergenti. La soluzione del problema, secondo le previsioni della chiesa cattolica romana, non è altro, malgrado ciò che potrebbe farci credere oggi il suo atteggiamento più conciliante, che l'assorbi­mento all'interno della sua istituzione e della sua organizzazione. Semper eadem è il suo motto per eccellenza - "la chiesa è sempre la stessa". Dal suo punto di vista e in virtù della sua definizione, non potrebbe essere altrimenti. È dunque assolutamente logico che essa concepisca l'unità come un ritorno di tutti i rami della Chiesa stessa al suo interno, essendo essa "l'unica e sola vera Chiesa di Cristo". Le Chiese dette "ortodosse" - greca e russa - professano dei punti di vista simili, ma si incontrano anche altre opinioni, alcune delle quali differiscono nettamente da quella di cui abbiamo appena parlato per il loro carattere vago e inconsi­stente. Secondo la più diffusa, bisogna tendere all'unità visibile e dalla coesione di tutti quelli che, a qualsiasi titolo, si definiscono cristiani. L'unità così concepita vuole che tutti rami della Chiesa cristiana, tutti coloro, senza eccezione e senza distinzione, che si autodefinisco "cristiani", si uniscano, fraternizzino, collaborino ed oppongano un fronte comune ai nemici del cristianesimo.

A questo punto, dobbiamo attirare l'attenzione su un altro modo di vedere, perché a quanto pare sta diventando molto popolare negli ambienti evangelici. L'unità consisterebbe nel riu­nirsi allo scopo di costituire una sorta di "forum" dove si possano "discutere" le diverse opinioni sulla fede cristiana e dove ognuno abbia la libertà di presentare il "proprio punto di vista", nella spe­ranza di arrivare alla fine, attraverso questo processo, ad un'inte­sa generale. Altre opinioni sull'unità vanno formandosi, ma quel­le che abbiamo appena elencate sono sufficienti per avere una panoramica generale della situazione.

2. I limiti di questo studio

Il soggetto che tratteremo è estremamente complesso e ha già fatto scorrere molto inchiostro, ma il mio scopo in questo studio è ben definito; si tratta di esaminare i due passi della Scrittura più frequentemente citati in rapporto al problema dell'unità. Faccio allusione, beninteso, a Giovanni 17 e a Efesini 4; più precisamente a Giovanni 17:21 ed Efesini 4:13. Questi sono i versetti citati più volentieri oggi, versetti che vengono utilizzati come slogan e come dichiarazioni che, in apparenza, risolvono una volta per tutte il problema, senza lasciare posto al dibattito e alla discussione. È dunque essenziale esaminarli con la massima cura.

Mi propongo di analizzarli alla luce di alcune domande:

Prima: qual è la natura o il carattere della vera unità?

Seconda: qual è l'importanza che la dottrina e la fede hanno sulla questione dell'unità?

Terza: come prende corpo l'unità?

L'attenzione si concentra soprattutto sulla terza domanda, a causa del suo carattere pratico: l'opinione della maggioranza è che non si produrrà l'unità discutendo e analizzando la dottrina, ma piuttosto lavorando insieme e pregando insieme. Si sente diffusa­mente dire che "la dottrina divide", ma che se "lavoriamo insieme" e "preghiamo insieme" raggiungeremo l'unità.

La situazione diventa seria quando si applica questo modo di ragionare all'evangelizzazione. Per farci sentire l'importanza vita­le e il carattere imperativo dell'unità, in generale si obbietta che l'evangelizzazione non è possibile senza unità, che una Chiesa divisa è uno scandalo per il mondo, e che fintanto che le nostre divisioni sussisteranno il mondo non ci ascolterà; di conseguen­za, è assolutamente necessario unirci per poter evangelizzare, e che - l'abbiamo sentito sovente - potremo certamente essere tutti uniti sul piano dell'evangelizzazione. Alcuni anni fa, durante una campagna di evangelizzazione tenuta a Londra, il settimanale "The Christian World", che oggi non viene più stampato, pubbli­cava a lettere cubitali: "Facciamo una tregua teologica durante la campagna di evangelizzazione". Da parte sua, un evangelista molto in vista non ha esitato a dire: "Possiamo almeno essere ecumenici per ciò che riguarda l'evangelizzazione". È molto dif­fuso e di solito ben accolto il punto di vista secondo cui non è che dopo la fase dell'evangelizzazione che bisogna affrontare il pro­blema della dottrina.

È chiaro che questa corrente di pensiero ci obbliga ad avere le idee chiare sui problemi che ho sollevato in relazione alla base dell'unità cristiana. È dunque essenziale studiare con cura i testi- chiave di Giovanni 17 ed Efesini 4. Ma mi prefiggo anche di dimo­strare che l'insegnamento del Nuovo Patto, preso nel suo insieme, giustifica e conferma l'interpretazione corretta di questi due passi. Ciò sarà fatto nel terzo capitolo.