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Teodosio e l'Editto di Tessalonica del 380

Teodosio fu nominato augusto nel gennaio del 379 ed elesse come sede del suo quartier generale una delle diocesi che Graziano gli aveva affidato oltre l'Oriente, e cioè Tessalonica, in Macedonia. Teodosio, il 27 febbraio del 380, emana il celebre "Editto di Tessalonica", in cui ordina ai popoli a lui sottomessi di abbracciare la fede che era stata un tempo

Pietro, e li esorta a riconoscere la massima autorità nelle figure del papa ortodosso Damaso e del vescovo di Alessandria Pietro. 
L'intento di Teodosio è sicuramente di natura politica, intuendo quanto fosse inammissibile e pericoloso continuare le divisioni religiose in oriente fra ariani ed antiariani. 
Ovviamente questa è la linea che il vescovo di Milano, Ambrogio, aveva sempre cercato di perseguire fin dalla sua elezione all'episcopato nel 374: una consonanza di posizioni. 
Un simile editto viene ripetuto da Teodosio nel 381, dopo essere guarito da una malattia che lo aveva portato in fin di vita.

L'editto di Tessalonica, firmato anche dagli imperatori Graziano e Valentiniano II, dichiara il Cristianesimo religione ufficiale dell'impero e proibisce i culti pagani. Contro gli eretici, egli esige da tutti i cristiani la confessione di fede conforme alle decisioni del concilio di Nicea. Il suo testo venne preparato dalla cancelleria di Teodosio I. Successivamente venne incluso nel codice Teodosiano da Teodosio II.

«Vogliamo che tutte le nazioni che sono sotto il nostro dominio, grazie alla nostra carità, rimangano fedeli a questa religione, che e' stata trasmessa da Dio a Pietro apostolo, e che egli ha trasmesso personalmente ai Romani, e che ovviamente (questa religione) e' mantenuta dal Papa Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, persona con la santita' apostolica; cioe' dobbiamo credere conformemente con l'insegnamento apostolico e del Vangelo nell’unita' della natura divina di Padre, Figlio e Spirito Santo, che sono uguali nella maestà e nella Santa Trinità. Ordiniamo che il nome di Cristiani Cattolici avranno coloro i quali non violino le affermazioni di questa legge. Gli altri li consideriamo come persone senza intelletto e ordiniamo di condannarli alla pena dell’infamia come eretici, e alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa; costoro devono essere condannati dalla vendetta divina prima, e poi dalle nostre pene, alle quali siamo stati autorizzati dal Giudice Celeste.»

Decreti Teodosiani.

Il decreto del febbraio 391: vietato entrare nei templi

Il 24 febbraio del 391 l'imperatore Teodosio, detto dai cristiani "Il Grande", battezzato nel 380, emise il provvedimento legislativo "Nemo se hostiis polluat", che:

- rinnovava la messa al bando di qualunque sacrificio, pubblico o privato;

- vietava le tradizionali cerimonie di Stato ancora in uso a Roma:

- vietava per la prima volta l'accesso ai santuari e i templi: "nessuno si avvicini agli altari sacrificali, cammini all'interno dei templi o veneri immagini forgiate da mani umane";

- proibiva in maniera esplicita l'apostasia dal cristianesimo, pena la perdita dei diritti testamentari.

Il decreto del 16 giugno 391: estendeva le proibizioni;

Il decreto del 16 giugno 391, emanato ad Aquileia, estende le disposizioni precedenti anche all'Egitto, dove Alessandria godeva, da antica data, di speciali privilegi relativi ai culti locali, comprese le cerimonie sacrificali.

Il terzo editto del 391: distruggete i templi;

Con il terzo editto del 391 la persecuzione s'intensifico e molti si sentirono autorizzati a iniziare la distruzione degli edifici pagani.

Ad Alessandria il vescovo Teofilo iniziò una sistematica campagna di distruzione dei templi.

Il tempio di Serapide, divinità greco-egizia che riuniva in sè Zeus e Osiride, venne assediato dai cristiani. Il vescovo Teofilo e il prefetto Evagrio, insieme con gli uomini della guarnigione militare, iniziarono l'opera di demolizione. Il vescovo Teofilo volle dare il buon esempio dando il primo colpo contro la colossale statua del dio Serapide.

Analoghi episodi avvennero a Petra, Areopoli, Canopo, Eliopoli, Gaza e in molte altre località.

In Gallia Martino di Tours non volle rimanere indietro rispetto al vescovo Teofilo e iniziò una campagna di distruzione.

Il sacro fuoco eterno che le Vestali custodivano nel tempio di Vesta nel Foro Romano fu spento, e lo stesso ordine delle Vestali fu sciolto. 
Le pratiche del vaticinio e della stregoneria venivano severamente sanzionate. 
Inoltre Teodosio si rifiutò di accogliere la richiesta dei membri pagani del Senato di ricostruire l'altare della Vittoria nell'aula del Senato. 
Teodosio cominciò a coniare monete in cui era raffigurato mentre portava il labaro.

Il quarto editto del 392: pena di morte

Il quarto editto venne emanato a Costantinopoli da Teodosio l'8 novembre del 392. 
L'editto prevedeva:

- la pena di morte per chi effettuava sacrifici e pratiche divinatorie

- la confisca delle abitazioni dove si svolgevano i riti

- multe pesanti per i decurioni che non applicavano fedelmente la legge

- la proibizione di libagioni, altari, offerte votive, torce, divinità domestiche del focolare, corone e ghirlande, fasce sugli alberi, ecc.

Nel 393, interpretando i Giochi Olimpici come una festa pagana, Teodosio I decise di porre fine a una tradizione millenaria, ripresa solo nel 1896, oltre 1500 anni dopo.