Condivide la pagina

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Platone e il Lògos

Lògos, termine greco che significa "discorso", "legge", "logica", "intelligenza", "pensiero", "ragione".

Se per Platone il logos era principalmente la manifestazione del pensiero, per Eraclito era la stessa legge universale che sottende il funzionamento di ogni cosa. Se tutte le cose presenti nel mondo sono accomunate, come sostenuto da Eraclito, dal gioco eterno delle opposizioni, il logos è l'insieme stabile delle relazioni che intercorrono tra gli opposti, il codice, il loro "modus operandi" che risulterà chiaro solo a chi saprà prestargli attenzione (il sapiente).

Logica

Logica, dal greco "logos" discorso, legge, ragione.

La logica è la disciplina strutturata che intende esporre e codificare il funzionamento del discorso dichiarativo e dimostrativo, ovvero i meccanismi che permettono di ragionare in modo corretto attorno ai concetti. In epoca classica per designare la disciplina era in uso anche il termine "dialettica" con riferimento alla capacità della logica di dimostrare le verità seguendo un percorso dinamico, parimenti al discorso, radice comune dei termini "logos" e dialettica. Aristotele la chiamava anche analitica, per il fatto che la logica comporta anche la scomposizione dei problemi nelle sue parti più semplici.

Dialettica

Dialettica è un termine di origine greca che deriva da dialektike, composto da dialektos ("dialogo") e tèchne ("arte", "produzione", "tecnica"). A sua volta dialogo deriva dalla parola greca dialégo, che significa sia "raccolgo, unifico" che "distinguo, divido". 

Termine ricco di significati e tra i più importanti in filosofia, indica generalmente il confronto e la discussione di tesi contrapposte. Per Platone la dialettica significa sia unificazione (ricerca dei principi universali) che divisione (distinzione dell'elemento particolare), la dialettica viene dunque identificata con la filosofia stessa.

Con Aristotele, la dialettica viene considerata in senso logico, per cui consiste nell'uso del sillogismo che si fonda su premesse non certe ma solo probabili. È infatti tipico della discussione porre ipotesi e seguirne logicamente le conseguenze lasciando momentaneamente in sospeso il problema della veridicità dei principi fondativi, comunque oggetto di successiva verifica.

Per Kant, la dialettica si riduce a un tentativo della mente umana di definire concetti inaccessibili, concetti che, data la loro inaccessibilità, portano necessariamente alle antinomie. Compito del criticismo kantiano sarà dunque quello di mostrare l'illusorietà dei giudizi che vogliono travalicare i limiti della ragione.

Con Hegel, che svilupperà il tema kantiano in senso idealista, la dialettica diventa problematica centrale: il filosofo tedesco postulerà l'esistenza di un movimento dialettico a tre fasi che produce la storia e guida il dipanarsi degli eventi, è il processo della "tesi-antitesi-sintesi", per cui ogni cosa parte da un determinato stato per muovere verso il suo contrario e infine convogliare verso la sintesi dei due movimenti contrari (per Hegel si tratta in sostanza del processo stesso del divenire il trasformarsi delle cose da uno stato all'altro).