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Il Conflitto sulla Trinità nella storia del Cristianesimo

“Nel quinto secolo la Cristianità aveva conquistato il paganesimo e il paganesimo aveva infettato la Cristianità" – Macaulay

Previsioni Storiche dell’Odierno Dibattito sulla Preesistenza.

Il problema della preesistenza (e quindi della Trinità), e il suo effetto sulla natura del Salvatore ha una lunga storia nella Cristianità. Negli ultimi anni ha cominciato a farsi strada nelle menti di alcuni prominenti scolari biblici un dubbio, se quello che abbiamo ereditato dai sosiddetti “Padri della Chiesa” fa giustizia all’unitario monoteismo professato dagli Apostoli. Si sono anche domandati quanto il Gesù dei credi sia considerato una vera Persona umana.

Prima di tutto notiamo che Giustino Martire (c. 114-165) è stato uno dei primi scrittori post-biblici a sviluppare la dottrina della preesistenza di Cristo, sebbene riconoscesse che non tutti i suoi amici credenti condividessero la sua veduta. Egli confessò all’Ebreo, Trifo, che: Gesù può essere ancora l’Unto di Dio, benché non potrei provare la Sua preesistenza come Figlio di Dio che ha creato il tutto…..E benché non potrei provare che sia preesistito, dovrebbe essere giusto dire, che soltanto in questo rispetto si potrebbe pensare che io sia stato ingannato, e non per negare che Egli è il Cristo…..e benché sembri che Egli fosse nato uomo dagli uomini….Poiché ci sono alcuni…della nostra razza che ammettono che Egli sia il Cristo, mentre lo considerano un essere completamente umano; con i quali io non sono d’accordo.

Trifo, parlando come uno che conosce la speranza Ebraica del Messia, aggiunge la sua voce alla voce di quelli che “pensano che Gesù fosse un uomo, ed essendo stato scelto da Dio è stato unto da Lui, Cristo. “Egli considera questa affermazione un’opinione più probabile di quella di Giustino. Benché Trifo qui sembra riferirsi ad una Cristologia d’adozione (se Gesù divenne Figlio di Dio soltanto al momento del battesimo), distinta dalla Cristologia di Luca (Gesù è Figlio di Dio per virtù della Sua miracolosa concezione; Luca 1:35), sembra chiaro dal suo dibattito con Giustino che credere nella preesistenza non fosse ancora il dogma universale che più tardi è diventato. Ed è anche bene notare che “Giustino non ha mai detto che il Padre, il Figlio e lo Spirito costituiscano un Dio, come divenne tradizione negli anni successivi. A rigore di termini egli era un unitariano, come lo erano generalmente i Padri ortodossi del suo tempo: vale a dire che essi credevano che il Figlio fosse un Essere distinto dal Padre, e inferiore a Lui.

Un’ulteriore indicazione della disputa sul Vangelo di Giovanni e sulla preesistenza è trovata negli scritti di padre Epifanio della Chiesa Greca (c. 310- 403), il cui interesse era d’identificare l’“eresia”. Egli si riferisce ad un gruppo di credenti Gentili, gli Alogisti (c. 180) che erano stati accusati di respingere il Vangelo di Giovanni. Joseph Priestley ha azzardato l’opinione che gli Alogisti erano stati criticati da Epifano perché “avevano spiegato il ‘logos’, nella introduzione del Vangelo di Giovanni, in modo diverso dal suo”. Così il cruciale argomento sul significato del ‘logos’ nel prologo di Giovanni cominciò ad essere causa d’incertezza. La risoluzione della domanda sulla natura della preesistenza in Giovanni, che favoriva la credenza in un Figlio preesistente, ha causato un profondo e duraturo effetto su quello che divenne l’ortodossia Cristologica delle dottrine religiose. La dottrina della Trinità non può essere sostenuta ameno che non si possa dimostrare che Gesù sia preesistito come l’eterno Figlio di Dio prima della Sua nascita. Proteste contro una particolare lettura di Giovanni, che istituisce tensione fra lui e la veduta Sinottica di Cristo, emergono un’altra volta.

Tradizione teologica sulla trinità

A questo punto una lunga tradizione teologica ha cercato di spiegare la diversità delle persone del Figlio, del Padre e dello Spirito Santo pur essendo un solo Dio. Eppure questo problema non se lo son posto né Giovanni, né Paolo, né Pietro, né gli altri, per loro le cose sono così come le cita la Scrittura allo stesso modo che il grano è biondo, l’erba è verde e la farina è bianca. Gesù non è un Figlio di Dio, ma è l'Unigenito Figlio di Dio (Gv. 1:14,16; 3:16).

Come si nota in questo scritto, tutte le discussione riportate, sono opera dei cosiddetti “padri della chiesa” imbevuti dalla filosofia Greca. Non c’è nulla di biblico, né che si possa chiamare teologia, ma solo ideologia-filosofica di uomini dalle mente corrotte e ottenebrate (Ro. 1:18-23), che osano definire l’Infinito, il Creatore dell’Universo in una triade delle religioni misteriche orientale.