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Il Vangelo di Giovanni Maltrattato dai cosiddetti "Padri della Chiesa"

Molto del tradizionale linguaggio teologico sulla natura di Gesù è basato su una “reinterpretazione” della Bibbia, specialmente del Vangelo di Giovanni. Ma è proprio questa reinterpretazione che altera il significato dell’originale. John Robinson dice che “è chiaro che la teologia patristica, di qualsiasi scuola, abbia abusato questi versi [in Giovanni] portandoli fuori dal contesto e dando loro un significato che Giovanni non ha mai inteso dare”. (1) In altre parole, il Vangelo di Giovanni è stato “catturato dagli gnosticisti”. (2) La tendenza così introdotta è con noi fino a oggi.

I versi che hanno sofferto il più grande danno per mano dei Padri della Chiesa sono stati quelli che parlano dell’origine di Gesù. Alle parole di Giovanni sono stati dati nuovi significati che hanno dato sopporto alla nozione che Gesù fosse l’eterno Figlio di Dio, invece di un essere umano super naturalmente generato come Figlio di Dio nel ventre di sua madre, come riportato in Matteo. La transizione è avvenuta quando la Cristologia fu riaffermata in termini di filosofia Greca inconciliabile con i documenti biblici. “Il linguaggio funzionale del Figlio e dello Spirito che sono stati mandati nel mondo dal Padre è stato trasposto in una eterna ed interna relazione tra Persone in una Divinità Trina e parole come ‘generazione’ e ‘processione’ sono state rese in termini tecnici che il Nuovo Testamento semplicemente non convalida”.

Agostino, quando fu di fronte a Giovanni 17:3, dove il monoteismo unitario di Giovanni è più chiaro, fu forzato a suggerire un’alterazione del verso, includendo Gesù Cristo nella frase “solo vero Dio.” Egli propose di ristrutturare il verso: “Questa è vita eterna, che essi possano conoscere Te e Gesù Cristo, che Tu hai mandato, come il solo vero Dio”. (4) Agostino aveva ereditato una tradizione in cui il biblico monoteismo era stato esteso fino ad includere nell’Essere Supremo una seconda persona.

L’alterazione di Agostino della Scrittura per adeguarla al suo sistema è l’inevitabile conseguenza di cercare di spiegare le Scritture essenzialmente Ebraiche con termini dello straniero mondo del pensiero della filosofia Greca. L’attentato è necessario che sia abbandonato. La filosofia Greca pensa in termini di “sostanza”. Cose che sono collegate perché sono fatte della stessa “sostanza”. Oggetti che sono verdi hanno qualcosa della sostanza “verdante”. Così, hanno argomentato i teologi post-biblici, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo condividono la comune qualità di “Deità”. Questo fatto, naturalmente, è al quanto ovvio, ma è tristemente un modo inadeguato di descrivere la ricchezza dei dati biblici. Offusca i contorni ben delineati della definizione biblica di un Dio, Suo Figlio e lo Spirito Santo. A noi sembra che la dottrina della Trinità dica che un aereo una automobile e un triciclo sono essenzialmente la stessa cosa. Posseggono la comune qualità di “mezzo di trasporto”. C’è un fondo di verità in questo, ma non è tutta la verità. In realtà queste tre cose sono molto diverse. È quella differenza tra Padre, Figlio e Spirito Santo che è stata inondato dal dogma che sono tutte e tre un Dio”. Il fatto che il Figlio di Dio ha un inizio secondo quello che Luca ci dice è stato sopraffatto dagli insegnamenti che il figlio non ha mai avuto un inizio. L’influenza della filosofia Greca è stata disastrosa, specialmente perché ha prodotto attentati disperati a manipolare il testo della Bibbia nella forma prescritta dei credi più tardi.

Documentando questo post-biblico cambiamento d’opinione sulla Divinità, un’altro prominente scolaro del Nuovo Testamento osserva che “Non c’è base nella teologia Giovannina per la più tarda teologia scolastica del procedere del Figlio dal Padre entro la Trinità attraverso ‘una generazione’. (5) L’idea che il Figlio di Dio era stato generato nell’eternità è estranea alla Bibbia. Gesù nella Bibbia è Figlio di Dio a causa della sua nascita da una vergine e più in là designato come tale “con potenza” dalla resurrezione (Rom. 1:4). Ciò nonostante, credenza nell’eterna generazione del Figlio è diventata il segno distintivo del credo ortodosso e un requisito per la salvezza.

Raymond Brown ammette che un linguaggio non-biblico è stato imposto al linguaggio di Giovanni, che Gesù è venuto da Dio. Commentando sul verso 8:42 di Giovanni “Io sono proceduto e sono venuto da Dio” egli nota che:

La frase “da Dio” ha trovato la sua strada nel Credo Niceno nella espressione [non biblica] “Dio da Dio.” Teologi hanno usato questa passaggio come una descrizione della vita interiore della Trinità che indica che il Figlio è proceduto dal Padre. Tuttavia il passato aoristo indica che la referenza è invece alla missione del Figlio. (6)

Similmente Gesù dice, “Io sono venuto dal Padre” (Gv. 16:28). Brown ci avverte che “‘da’ [ek] non può essere interpretato teologicamente come se si riferisse ad una relazione intra- Trinitaria di Padre e Figlio (‘venne fuori dal Padre’). La frase non vuol dire quello che “la più tarda teologia avrebbe chiamato il procedere (o la processione) del Figlio”. (7) Ciò nonostante, Brown mette in evidenza che in Giovanni 8:47 la frase “da Dio” (ek tou theou) è usata “per descrivere un credente ordinario: ‘l’uomo che appartiene a Dio’”. (8) Il linguaggio usato per descrivere Gesù è usato anche per i Cristiani. Così pure in Giovanni 17:8, “io sono venuto da Te” si riferisce alla missione terrena del Figlio anziché’ ad un procedimento (o processione) intra-Trinitario”. (9) Possiamo aggiungere che i versi “mandare,” che alle volte sono usati per sopportare l’eterna preesistenza del Figlio, non sopporteranno il peso imposto su di loro. Le stesse parole sono usate per i credenti, che anche loro sono “mandati”, “proprio come” Gesù è mandato (Gv. 17:18; 20:21).

Malgrado questa chiara evidenza, commentari hanno continuato a fraintendere l’intenzione di Giovanni nell’interesse di promuovere la teologia Nicena. Plummer dice dogmaticamente, ma senza il sopporto del testo, “‘Io sono venuto fuori’” racchiude l’Eterna Generazione del Figlio”. (10) Questo è un interpretare Giovanni entro una struttura post-biblica, invece di riconoscere che Giovanni “non aveva un piede nel mondo della filosofia Greca e la teologia

Nicena, come è spesso presentato”. (11)

I così detti Padri della Chiesa del terzo e quarto secolo cambiarono il linguaggio della Bibbia leggendo il loro filosofico significato nelle parole bibliche invece di lasciare che il testo scritturale parli loro entro il suo Ebraico contesto Messianico. Il risultato è stato una ricostruzione della persona di Gesù che lo rese un essere astratto, contrario alla dichiarazione trasparentemente chiara di Luca, che Gesù è una nuova creazione a causa della concezione supernaturale di Maria: “Lo Spirito Santo [pneuma hagion] verrà su di te e la potenza dell’Altissimo proietterà la Sua ombra su di te, e per quella ragione la cosa santa generata sarà chiamata Figlio di Dio” (Luca 1:35).

Questa è figliolanza creata nella storia, no nell’eternità. Perfettamente adempie la grande fondamentale profezia di Samuele 7:14, la promessa a Davide che Dio sarebbe, nel futuro, diventato Padre del suo discendente. La Figliolanza Messianica è fermamente fondata nell’evento storico del 3 A.D. circa. Gesù fu generato quando Dio porto Suo Figlio in esistenza (Atti 13:33, che cita Salmo 2:7). (12)

Il risultato della mala interpretazione del linguaggio biblico da parte dei padri è stata la creazione del Gesù Trinitario che è uguale in “sostanza” con l’Unico Dio. Tuttavia è chiaro nel Vangelo di Giovanni che:

Gesù rifiuta d’essere chiamato Dio (Gv. 10:33) o in qualche modo d’usurpare la posizione del Padre…Fl. 2:6 Gesù è pronto ad ignorare l’accusa che chiamando Dio suo Padre egli proclama uguaglianza con Dio (Gv. 5:18) e accetta quello d’essere il Figlio di Dio (10:36), mentre vigorosamente smentisce la bestemmia d’essere Dio o il Suo sostituto. (13)

Giacobbe Jervell è d’accordo: “Gesù non è Dio ma il rappresentante di Dio e, come tale, agisce tanto completamente e totalmente nell’interesse di Dio che sta in vece di Dio davanti al mondo. Il Vangelo chiaramente specifica che Dio e Gesù non debbono essere intesi come due persone identiche ma, come dice in Gv. 14:28, ‘Il Padre è più grande di me’ (14)

Paradossalmente, la teologia tradizionale attribuisce a Gesù la pretesa d’essere Dio, una bestemmia di cui egli non tenne alcun conto reclamando di essere il Figlio di Dio. Figlio di Dio è un titolo legittimo per un supremo rappresentante di Dio, dato che anche i giudici stessi erano chiamati dii (Gv. 10:34; Sl. 82:6), che per Gesù è equivalente a Figlio di Dio (Gv. 10:36). Per essere Figli di Dio bisogna essere perfettamente ubbidienti al Padre, la condizione ideale d’Israele i cui cittadini sono destinati a essere “figli del Dio vivente” (Osea 1:10). “Figlio di Dio è anche il riconosciuto titolo del Messia, il re scelto da Dio. (15) Ed è per provare la Messianicità di Gesù che Giovanni scrisse tutto il suo Vangelo (Gv. 20:31). Dà per tutto nel Nuovo Testamento Gesù è dichiarato d’essere il “Signore Messia” o “il Signore Gesù Messia” (16) Il termine “signore” non vuol dire, come spesso erroneamente si pensa, che Gesù sia il Signore Dio (Creando così tutto il problema Trinitario). Gesù è il “Signore Messia” in base al Salmo 110:1 dove il secondo “signore” è il promesso Messia. Pietro sapeva che questo Salmo descriveva l’appuntamento di Cristo a “signore” (Atti 2:34-36). L’enorme importanza del Salmo 110:1 per la Cristologia del Nuovo Testamento è stata in gran parte ignorata dai Trinitari. Il fatto che questo verso è citato nel Nuovo Testamento più di ogni altro verso dalle Scritture Ebraiche avrebbe dovuto suonare per noi un campanello d’allarme alla sua critica importanza. L’uso di adoni no adonai per designare il Messia, in questo oracolo divino, avrebbe dovuto impedire agli scolari della Bibbia di pensare che Gesù fosse Dio.

Gesù, senza meno, ha dichiarato di funzionare per Dio come Suo agente, le Sue parole sono le parole di Dio. I Suoi atti sono atti di Dio; ed il Padre ha conferito a lui il diritto di perdonare i peccati di giudicare il mondo, ed anche di risorgere i morti. Ed è così che, versi dell’Antico Testamento che hanno Geova come loro soggetto, sono applicabili, nel Nuovo, all’attività del Figlio che agisce per Geova. I Trinitari non riescono a capire il principio Ebraico d’agenzia quando essi cercano di dimostrare da questi versi che Gesù è Geova. Egli non è Geova ma il Suo supremamente elevato rappresentante. L‘uguaglianza di funzione di Gesù con suo Padre non vuol dire che Gesù sia Dio. Tale idea è una impossibilità nel Vangelo di Giovanni che insiste che il Padre è “l’Unico Vero Dio” (Gv. 17:3) e “l’Unico che è solo Dio” (5:44). “Si dovrebbe notare pure”, dice Robinson, “che Giovanni è un perseverante testimone, come lo sono tutti gli altri, del fondamentale dogma del Giudaismo, dell’unitario monoteismo. C’è un Unico e solo Dio (Gv. 5:44; 17:3); tutto il resto è idolatria (1Gv. 5:21)”. (17)

Sembra soltanto ragionevole che la Scrittura dovesse esser letta prima di tutto, entro la sua struttura linguistica e colturale. E soprattutto è necessario riconoscere la sua base fondata sulla shemà d’Israele. Oggi sia i lettori sia i commentatori istintivamente “percepiscono” Giovanni nel credo che è stato loro insegnato, e lo leggono attraverso lenti oscurate dalla filosofia Greca.

XIII. Un’Esortazione a tornare al Cristo della Bibbia

Dal Libro: La Ferita che la Cristianità si e Inflitta

Anthony F. Buzzard e Charles F. Hunting

Vorrei informarvi, lettori, circa l’origine della dottrina della Trinità: State più che sicuri che non è nè dalle Scritture nè da discernimento.” – William Penn