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Rivelazione

 La convinzione del cristianesimo storico, secondo cui la Scrittura costituisce la rivelazione verbale di Dio messa per iscritto, non incontra il favore di molti teolo­gi contemporanei. Infatti, si parla con insisten­za solo di semplice "resoconto umano". Una formulazione del genere risulta, in primo luo­go, assai debole sotto il profilo dell'esperienza. Scriveva Giovanni Calvino nel primo libro del­la sua Istituzione della religione cristiana (I.8.1): "La verità è immune da ogni dubbio, essendo di per sé stessa sufficiente a mantenersi.

Che que­sta virtù sia propria della Scrittura appare dal fatto che nessuno scritto umano, per quanto presentato con abili artifizi, ha tanta forza per commuoverci. Quando si leggono Demostene o Cicerone, Platone o Aristotele o qualche al­tro della loro schiera, sono pronto ad ammet­tere che hanno un eccezionale potere di affasci­nare e sanno dilettare e commuovere fino a ra­pire lo spirito; ma se passiamo alla lettura del­le Sacre Scritture, lo si voglia o no, esse ci com­muovono così intensamente, penetrano così in fondo nel nostro cuore, si insinuano fin nel no­stro midollo a tal punto che tutta la forza dei re­tori e dei filosofi, a paragone, non risulta essere che fumo. Da questo è facile comprendere che le Sacre Scritture hanno un carattere divino per ispirare gli uomini; infatti superano in grazia di gran lunga ogni prodotto dello spirito umano".

Ma la suddetta formulazione risulta anche incompleta e inaccettabile dal punto di vista teologico, in quando esclude sia l’Opera redentrice compiuta da Dio nella storia dell’uomo sia l’illuminazione operata dallo Spirito Santo. Gli autori biblici descrivono la rivelazione come un complesso lavoro della grazia divina, atto a far sì che la creatura peccatrice entri in stretta relazione con il suo Creatore-Redentore; mentre la natura della Scrittura intesa come rivelazione deve essere collocata all'interno di questo preciso quadro di riferimento. "Le Scritture non confondono la rivelazione con la serie di interventi divini compiuti per redimere l’uomo, ma la collocano tra questi interventi, attribuendole la funzione di elemento essenziale delle operazioni mediante le quali il Dio misericordioso salva i peccatori. La rivelazione non è nemmeno semplicemente associata agli atti redentivi di Dio, per darne una spiegazione affinché siano compresi. In realtà, essa occupa un ruolo molto più indipendente tra questi atti; e come li precede per preparare loro la via, così li accompagna o li segue per interpretarne il significato. In una parola, la rivelazione è in sé stessa un at­to redentivo e, certamente, non il meno impor­tante nella serie di interventi divini per redime­re l'uomo" (B.B. Warfield).

Nel lungo processo della rivelazione, secondo quanto si evince dalla medesima Scrittura, Dio ha agito su tre livelli tra loro connessi. In primo luogo troviamo il livello della rivelazione stori­ca, caratterizzato da una serie di atti redentivi che Egli ha predetto e spiegato in forma verba­le. Tali atti raggiunsero il loro apice con l'opera perfetta svolta dal Signore Gesù (incarnazione-­espiazione- esaltazione), in attesa del glorioso ritorno di Cri­sto e degli eventi a esso associati (giudizio fi­nale, rinnovamento cosmico). In secondo luo­go troviamo il livello della rivelazione scritta, contraddistinto da una serie di documenti nar­rativi, esplicativi e celebrativi (le Scritture canoniche: Antico e Nuovo Patto) che Dio ha fatto redigere con lo scopo di fornire la co­noscenza della (e di suscitare una risposta alla) Sua meravigliosa opera salvifica. In terzo luogo troviamo il livello della rivelazione attuata mediante la consapevolezza individuale. Questa consiste nel dono della comprensione dell'unico vero Dio, il Dio della storia e della Scrittura (Ef. 1:16-19).

Una siffatta realtà, vissuta per esperienza da ogni vero credente, avviene grazie all’illuminazione dello Spirito Santo. Giustamente i Riformatori insistevano nell'affermare che, come l'uomo giunge alla conoscenza concreta di Dio attraverso il sola Scriptura, così solo lo Spirito è in grado di incidere nel suo cuore gli insegnamenti della divina rivelazione scritta. Se quest'ultima fosse non coerente ed errata, allora verrebbero messe in discussione sia la veridicità di Dio sia la Sua saggezza e competenza nella comunicazione; se i documenti redatti per far conoscere il Padre mediante la Persona del Figlio fossero inaffidabili, allora vorrebbe dire che Dio ha fallito miseramente nel Suo scopo. Ma una convinzione del genere viene soste­nuta solo dalla teologia liberale, esistenzialista e modernista.