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Interpretazione

Quel­lo dell'autorità costituisce un principio basilare che supporta importanti temi teologici come la rivelazione, l'ispirazione, l'infallibilità e l'iner­ranza, la necessità/sufficienza/chiarezza del­la Scrittura e l'interpretazione biblica. È un fat­to indubitabile che la Scrittura canonica orien­ti e diriga la dottrina, la disciplina e la devozio­ne della chiesa. Inoltre esiste un ampio consen­so sul fatto che essa si rende mediatrice dell'au­torità sia di Colui che l'ha prodotta e donata, sia di Gesù Cristo che l'ha attestata e, soprat­tutto, portata a compimento. La Scrittura risul­ta infatti indissolubilmente associata all'auto­revole parlare di Dio, insegnando che ogni ve­ra autorità, anche di tipo terreno, ha in Lui la propria scaturigine (Gv. 19:10,11a; Ro. 13:1). E, d'altronde, sappiamo bene che Gesù respin­se tutte le tentazioni di Satana facendo appello proprio all'autorità delle Scritture (Mt. 4:1-10); e che il suo ministero pubblico suscitò stupo­re tra gli ascoltatori "perché insegnava loro co­me uno che ha autorità, e non come i loro scri­bi" (Mt. 7:28,29).

La Scrittura esercita davvero la sua piena au­torità solo quando la si interpreta in modo cor­retto. Un approccio esegetico sbagliato rischia infatti di vanificarne totalmente sia lo statuto sia la portata. Il compito dell'interprete è di ca­pire la Scrittura e di applicare ai pensieri e al­la vita di ogni giorno l'insieme delle verità uni­versali emergenti dai testi esaminati (verità che riguardano essenzialmente Dio e l'umanità, nonché le loro mutue relazioni). Siccome i li­bri della Bibbia sono stati indirizzati a perso­ne le quali vivevano in epoche e situazioni assai lontane e diverse da quelle della nostra odierna quotidianità, occorre procedere adottando un metodo esegetico corretto, derivante da precise regole ermeneutiche che ora andremo sinte­ticamente a richiamare.

(a) L'analisi di tipo storico-grammaticale, la quale si sforzerà di tenere in debito conto ele­menti come i dati linguistici, il genere lettera­rio, lo sfondo geografico /culturale/ storico, le particolari situazioni vissute sia dallo scrittore sia dai suoi primi lettori, ecc. A questo livello ci si deve pertanto chiedere dove, quando, da chi, per quale motivo, con quale finalità e con quali risorse è stato scritto il libro oggetto dello studio (ciò significa fare, in un certo qual mo­do, "critica biblica"): ovviamente, tutte le rispo­ste che dovessero assimilare gli autori biblici a persone false e ingannatrici, come avviene per diverse teorie critiche, andrebbero subito scartate. La comprensione del testo infine, dovrà fare i conti con le difficoltà che talvolta s’incontrano. Per fino uno come l’apostolo Pietro, che per alcuni anni era stato a stretto contatto di Gesù in qualità di discepolo, confrontandosi con gli scritti di Paolo ebbe a riconoscere che in essi “vi sono alcuni cose difficili a capire” (2 Pi. 3:16). Ebbene per giungere alla reale comprensione di un passo “difficile”, ci si potrà per esempio muovere secon­do la norma indicata dalla Confessione di fe­de battista del 1689 (1.9): "La regola infallibile per l'interpretazione della Scrittura è la Scrit­tura stessa. Perciò, quando si presenta un problema riguardo al significato vero e completo di un brano della Scrittura (la quale è un'unità e non una pluralità di scritti indipendenti l'uno dall'altro), tale brano deve essere esaminato al­la luce di altri brani più chiari". Si tratta insom­ma di mettere ancora oggi in atto il noto prin­cipio dei Riformatori, Scriptura sui ip­sius interpres.

(b) L'indagine applicativa, la quale, una volta verificato che le verità universali dedotte dal­la precedente analisi sono del tutto conformi alla cornice cristocentrica e redentiva della ri­velazione, tenderà a discernere quali risvolti pratici scaturiscono dalla comprensio­ne del testo stesso. "Siccome la Parola di Dio è efficace (Eb. 4:12) e non torna a Dio a vuoto (Is. 55:11), la sua comunicazione mira sempre al­l'applicazione. Accontentarsi d'illuminare il te­sto non basta. La Parola di Dio è una lampa­da sul sentiero, una lampada che deve aiutare ad illuminare la realtà e ad orientarsi" (P. Bo­lognesi).

Risulta altresì chiaro che un simile percorso verrà portato avanti nella consapevolezza che tutta la Scrittura "è utile a insegnare, a ripren­dere, a correggere, a educare alla giustizia, af­finché l'uomo di Dio sia completo e ben prepa­rato per ogni opera buona" (2 Ti. 3:16,17).

In tutto ciò è assolutamente indispensabile cercare la guida dello Spirito Santo, perché solo attraverso il suo aiuto saremo in grado di capire a fondo il senso e l'orientamento dei principi scritturali, come pure di realizzare la realtà di Dio nella nostra esistenza. Se facessimo a meno del ministero dello Spirito, garante e interprete di questa Scrittura di cui l’autore, resteremo sicuramente intrappolati in un biblismo meccanico e sterile. Una vita sottomessa all’autorità della Parola di Dio, invece potrà realizzare e gustare, grazie all’azione dello Spirito Santo, la perfetta comunione con il Padre e con il Figlio (1 Gv. 1:3). Dimorare sotto tale autorità è un’ottima norma per la rettitudine teologica, ma anche per la vita spirituale. J.I.P.