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Paolo Serovo e Apostolo di Cristo Gesù

Paolo servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il Vangelo di Dio. Dopo Gesù, Paolo fu il più grande espositore del “Vangelo di Dio”, sia oralmente, sia per iscritto: scrisse tredici Lettere, seguendo la cronologia di paginazione (che non è quella di redazione): Romani, 1Corinzi, 2Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1Tessalonicesi, 2Tessalonicesi, 1Timoteo, 2Timoteo, Tito, Filemone.

Istruito nelle Sacre Scritture, espone il Vangelo della salvezza con un’intelligenza e straordinaria chiarezza, mettendo a fuoco il fondamento della fede Cristiana. Egli gnon parla dei fatti che si svolsero alcuni anni prima a Gerusalemme: l’arresto, la crocifissione, la risurrezione e la glorificazione di Gesù Cristo. Per Paolo è un fatto conosciuto: Gesù fu condannato alla crocifissione per opera dei sacerdoti e degli anziani del popolo, che lo accusarono di bestemmia, dicendo: perché essendo uomo “si è fatto Figlio di Dio” (Mt. 26:65; Mr. 14:63; Gv. 19:7). Egli parla di ciò che è Gesù ora, in questo momento e in ogni momento: il “… risorto dai morti” (2Ti. 2:8); parla dell’Evangelo di Dio promesso nelle Scritture (Ro. 1:2-4), esso, l’Evangelo, è tutto ciò che l'uomo deve sapere da parte di Dio. Poiché la conoscenza della volontà di Dio espressa nelle sacre Scritture, ci “…conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù” (2Ti. 3:15). Paolo è “impregnato” di Cristo, tanto da fargli dire: “…per me il vivere è Cristo” (Fl. 1:21); “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Ga. 2:20); ritenendo le altre cose “…un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù…” (Fl. 3:8).

Ai Galati, preoccupato per la deviazione dal Vangelo (1:6-9) scrive: “Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie, finché Cristo sia formato in voi” (4:19); “voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo” (3:27); ai Corinzi scrive: “Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1Co. 1:30); agli Efesini dice: “Voi infatti, siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (2:8); mettendo in guardia i Filippesi da coloro che travisano il Vangelo di Dio dice: “perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne” (3:3); ai Colossesi li metti in guardia contro i falsi dottori: “Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo, poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità…e voi avete tutto pienamente in lui” (2:8-10); ai Tessalonicesi dice: “in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Te. 5:18).

Paolo Apostolo di Cristo Gesù Apostolo letteralmente significa inviato. Paolo evangelizzò come inviato del Signore Gesù Cristo. L'evangelizzazione era un compito che gli era stato affidato specificatamente. «Cristo mi ha mandato... a evangelizzare» (1Co. 1:17); come amministratore di Cristo. «Così ci stimi ognuno», scriveva ai Corinzi, «come dei ministri di Cristo, e degli amministratori dei misteri di Dio» (1Co. 4:1). «Una dispensazione del vangelo che m'è affidata» (1Co. 9:17). Paolo si riteneva uno schiavo in catene elevato ad una posizione di grande stima, nella quale veniva sempre a trovarsi un amministratore di famiglia, ai tempi del Nuovo Patto; egli era stato «approvato da Dio che gli aveva affidato l'evangelo» (1Te. 2:4; 1Ti. 1:11ss; Tt. 1:3) ed ora aveva la responsabilità di essere fedele alla consegna, come dev'esserlo un bravo amministratore (1Co. 4:2), avendo custodia della preziosa verità che gli era stata affidata, incaricherà Timoteo (1Ti. 6:20; 2Ti. 1:13), distribuendola e dispensandola secondo le istruzioni del Suo Maestro. Il fatto di aver ricevuto questo incarico, voleva dire, come scriveva ai Corinzi, che «necessità m'è imposta; e guai a me se non evangelizzo!» (1Co. 9:16; 2Co. 5:10ss; Ez. 3:16; 23:7).

La figura dell'amministratore sottolinea pertanto la responsabilità che Paolo aveva di evangelizzare; si considerava l'araldo di Cristo. Quando parla di sé come «banditore costitutivo» del vangelo (2Ti. 1:11; 1Ti. 2:7), il termine che adopera è Kéryx, che significa araldo, una persona che fa dei pubblici annunci per conto di un altro. Quando dichiara, «noi predichiamo Cristo crocifisso» (1Co. 1:23), il verbo usato è Kéryssò, che indica l'attività affidata all'araldo, cioè quella di divulgare dappertutto quanto gli è stato ordinato di far conoscere. Quando parla della «mia predicazione», della «nostra predicazione», e stabilisce che, non avendo il mondo conosciuto Dio con la propria sapienza, «è piaciuto a Dio di salvare i credenti mediante la pazzia della predicazione» (1Co. 2:4; 15:14; 1:21), il termine greco è Kérygma, che non indica l'atto di annunciare, ma la cosa annunciata, la proclamazione stessa, il messaggio predicato. Paolo, nel valutare sé stesso, non si reputava filosofo o moralista, né uno dei sapienti di questo mondo, ma semplicemente l'araldo di Cristo. Il suo regale maestro gli aveva dato un messaggio da proclamare; perciò il suo solo compito era di consegnare questo messaggio, con fedeltà sollecita e precisa, nulla aggiungendo, nulla alterando, nulla omettendo. Doveva diffonderlo, non come un'altra brillante idea dell'uomo che ha bisogno di essere abbellita coi cosmetici ed i tacchi alti della cultura alla moda per richiamare l'attenzione della gente, ma come una parola che viene da Dio, pronunciata nel nome di Cristo, che porta in sé l'autorità di Cristo, che è necessario sia autenticata in chi l'ascolta dalla potenza persuasiva dello Spirito di Cristo.

«Quando venni a voi», Paolo ricorda ai Corinzi «venni... ad annunciarvi la testimonianza di Dio». Paolo sta dicendo: venni, non per presentarvi le mie idee su un qualche argomento, ma soltanto a offrirvi il messaggio di Dio. Perciò «mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo, e lui crocifisso» perché era proprio questo che Dio mi aveva mandato a dirvi. «E la mia parola e la mia predicazione (Kérigma) non sono consistite in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio» (1Co. 2:1-5). Quindi la figura dell'araldo mette in evidenza l'autenticità del Vangelo annunciato da Paolo.