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La Lettera ai Galati nel corso della storia della Chiesa

Sebbene non lunga, è la Lettera che stabilisce l'origine divina della missione dell'apostolo delle Genti, la Lettera che proclama a chiare note e dimostra la libertà cristiana per la quale il credente in Cristo Gesù è emancipato dalla servitù della legge e posto sotto la intima, potente guida dello Spirito, non poteva non esercitare una profonda influenza nella storia del cristianesimo.

Nel 1° Secolo essa, con quelle ai Romani, ai Corinzi, e agli Ebrei, contribuì a ben definire la posizione del cristianesimo di fronte al giudaismo che ne aveva preparato l'avvento, ma che doveva sparire come la luce delle stelle quando spunta il sole.

La Lettera è ben conosciuta nel II° Secolo, Policarpo vi allude manifestamente quando scrive ai Filippesi: «Sapendo che a Dio non si fanno beffe» Galati 6:7. Marcione nel 140 ne faccia gran conto e con lui gli altri dottori gnostici. Giustino Martire riproduce il passo Galati 3:10 ed esclama nel Discorso ai Gentili; «Siate come son io poiché anch'io fui come voi» parole che ricordano Galati 4:12. La versione Siriaca, l'Itala, il Canone di Muratori la includono tra le Lettere di Paolo, e, intorno al 200, la vediamo esplicitamente citata da Ireneo, da Tertulliano, da Clemente Alessandrino. Eusebio nel IV° Secolo non aveva trovato nulla contro l'autenticità e canonicità di essa nella letteratura dei secoli antecedenti.

Il Medio-Evo che segnò per la Chiesa un regresso sotto al regime legale del merito dell'opere e sotto la servitù delle pratiche imposte dall'autorità, lasciò coprirsi di polvere non solo la Lettera ai Galati, ma tutte le altre Scritture. Colla Riforma essa riacquistò la sua importanza e Lutero che scrisse su di essa il suo più bel commentario poteva dire: «La Lettera ai Galati è la mia Lettera, a essa mi sono fidanzato ed essa è mia moglie... È la mia più potente macchina per abbattere le masse d'errori che il tempo ha accumulato sulle semplici fondamenta del Vangelo». Egli che aveva sentito il peso delle catene della schiavitù e le angosce della maledizione pronunziata dalla legge su chi non persevera in tutte le cose in essa scritte, era meglio di altri in grado di sperimentare la gioia della redenzione in Cristo e dell'emancipazione spirituale da lui assicurata ai credenti. La Lettera è divenuta, dalla Riforma in poi, uno dei baluardi della Chiesa evangelica contro la dottrina della salvazione per meriti umani, contro la tirannia papale, contro ogni tentativo di confiscare la libertà cristiana, e in pari tempo contro ogni abuso di essa.

In tempi a noi più vicini, il testo dei due primi capitoli della Lettera ai Galati è rimasto uno dei baluardi più saldi contro le teorie di chi spiegava l'origine di tutti i libri del N. P. come dovuta alle tendenze polemiche o ireniche tra giudeo-cristianesimo e paolinismo, o anche di chi considerava il sistema dottrinale di Paolo come di gran lunga superiore all'insegnamento di Cristo, e l'apostolo stesso come il vero fondatore del cristianesimo. Paolo invece dichiara d'aver ricevuto l'Evangelo da Cristo stesso e tra lui e i rappresentanti delle chiese giudeo-cristiane non v'è stato mai conflitto dottrinale. Le sue battaglie le ha combattute contro i giudaizzanti che sovvertivano l'Evangelo apostolico della grazia e della libertà in Cristo Gesù.