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La Legge e la Grazia di Dio

La Legge e la grazia di Dio, sono due periodi della storia dei rapporti fra Dio e il Suo popolo. Anticamente Dio parlava al Suo popolo -gli Ebrei- per mezzo dei Profeti, oggi Dio parla al Suo popolo, vale a dire a noi, per mezzo del Figlio Suo: il Signore nostro Gesù Cristo.

Nel suo esordio l'autore della Lettera agli Ebrei dichiara: “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. 

Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi” (Eb. 1:1-3). 

Dio, per mezzo dei Profeti ha parlato per rivelare la Sua volontà al Suo popolo, per vivere in comunione con Lui; ma il Suo popolo: prima gli Ebrei e poi i Cristiani, hanno sempre fallito sforzandosi di obbedirGli con la propria "ragione".

Questa era la religione dell’Antico Patto, che il Cristianesimo in un certo qual modo ne ha seguto le orme. Perché non seguono l'insegnamento del Signore nostro Gesù Cristo! Ci sono molte persone che confondono l’Antico con il Nuovo Patto, e pensano che applicare le vicende della storia vissuta dell’Antico Patto sia lo stesso di credere nell’Opera di Dio compiuta in Cristo Gesù. Questa è una cosa che non potrai mai fare! Non puoi cercare di ubbidire al Vangelo e contemporaneamente alla Legge: o sei di Cristo o non lo sei! Non puoi farti Cristiano da te stesso. Un Cristiano è qualcuno che crede (o dovrerbbe credere) nell’Opera di Dio compiuta in Cristo Gesù! Dunque, non con l’obbedienza alla Legge si diventa Cristiani, ma per mezzo dell’Opera del Signore nostro Gesù Cristo!

In che modo Dio interviene?

Abbiamo visto che la legge ci indica ciò che Dio vuole, ma noi non siamo in grado di fare la Sua volontà. L’apostolo Paolo, nello scrivere ai Romani, parla di questa confusione in questi termini:

“Sappiamo, infatti, che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. Poiché ciò che faccio io non lo capisco, infatti, non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. “Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; allora non sono più io che lo faccio ma il peccato che abita in me. Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma il peccato che abita in me. Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me. Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! che mi libererà da questo corpo di morte? “Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Ro. 7:14-25).

Questo è il conflitto che tutti gli uomini sperimentano quando si rendono conto che c’è un Dio che ha una Legge, una volontà, un piano per gli uomini. Il conflitto è che io non posso farcela, non posso compierlo e non importa quanto grande sia il mio sforzo, non posso farcela!

Dio dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze”. "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati" (1Gv. 4:10).