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La dottrinale di Paolo

Il punto di partenza della storia della redenzione

Tutto l'insegnamento sistematico dell'apostolo ha per centro Gesù Cristo. Nato in Israele (Ro. 1:3; 9:5), Gesù Cristo è il Salvatore del mondo intero (Gv. 4:42; 1Gv. 4:14). In Lui si adempiono le promesse fatte ad Abramo, promesse di benedizioni per tutti i popoli (Ge. 12:3; Ga. 3:8,9). L'introduzione transitoria del nazionalismo della rivelazione dell'Antico Patto, in Cristo e mediante la Sua Opera, si estende nell'universalismo del Nuovo Patto. La croce in quanto tale è l'adempimento dei sacrifici dell'Antico Patto e diventa l'abolizione del sacerdozio levitico (Eb. 10:10-14; 7:11-18). Per essa, Gesù ha annullato la legge fatta di comandamenti (Cl. 2:14) abolendo la causa di inimicizia, il muro di separazione, per unire in un solo uomo nuovo i Gentili e i Giudei (Ef. 2:13-16). La salvezza è ormai offerta a tutti.

Il compito speciale di Paolo, in quanto dottore, fu l'espansione e la presentazione dei nuovi problemi sollevati dalle rivelazioni del "mistero" e cioè che "in Cristo" non vi è più né Giudeo né Greco. Inoltre gli furono date diverse rivelazioni quanto alla natura e al pieno sviluppo di questa Chiesa. Tutto, nel suo insegnamento, deriva da questo.

Paolo fu il primo a cui fu rivelato il mistero della Chiesa nella sua composizione e struttura neotestamentaria egli ricevette una rivelazione diretta dal Signore Gesù e Dio Padre (Ga. 1:11,12,15,16; Ef. 3:3 ss.).

Questo era necessario per salvaguardare l'indipendenza del suo servizio e l'autenticità del suo apostolato presso i Gentili (Ga. 1:11-24). Questa è la ragione per la quale, sotto l'ispirazione dello Spirito, egli ha descritto questa nuova grande verità e le sue conseguenze essenziali, con un'ampiezza e una profondità che nessuno raggiunse né prima, né dopo di lui. Per questo, egli non è solamente il messaggero principale di Cristo alle nazioni, ma anche il principale dottore e profeta della Chiesa.

L'importanza di Paolo nella proclamazione del Messaggio e nell'insegnamento neotestamentario può dedursi facilmente dal posto che occupano i suoi scritti e quello dei suoi collaboratori. Da soli Paolo e l'autore dell'epistola agli Ebrei scrissero un pò più della metà del Nuovo Patto e Paolo personalmente un quarto. 

Il Messaggio centrale delle Lettere di Paolo.

Gesù Cristo crocifisso e risuscitato forma il centro del Messaggio annunciato da Paolo. La Sua Opera espiatoria sulla croce cancella i nostri peccati (Ro. 3:25). Il Suo innalzamento in gloria è la sorgente della nostra santificazione. La Sua venuta è la meta della nostra attesa.

Mediante il ravvedimento (Mr. 1:15) e la fede (Ro. 1:16-17), il peccatore entra nella comunione di Cristo (Ef. 3:17), risorge spiritualmente e viene vivificato. La storia del Salvatore diventa ora la sua propria storia. Il peccatore è crocifisso, seppellito, risuscitato e seduto con lui nei luoghi celesti (Ro. 6; Ef. 2:6). In questa maniera l'uomo redento della terra è "nei cieli" (Fl. 3:20). Il cristiano è un uomo, "in Cristo" (2Co. 12:2).

Anche il contrario è vero. Per mezzo dello Spirito colui che è esaltato è presente sulla terra nel suo popolo (Ga. 2:20). "Cristo per noi" è "Cristo in noi" (Cl. 1:27). La realtà giuridica è allo stesso tempo una realtà organica. Colui che è stato crocifisso è incoronato in noi. Il sostituto è il sovrano. Gesù Cristo è il SIGNORE (kurios) (Ro. 14:9).

Così per Paolo, la croce non è semplicemente un fatto storico. La vede sempre in relazione con la risurrezione. Senza di questa, la croce agli occhi dell'apostolo sarebbe vuota e senza forza; sì, un crollo e uno sconvolgimento, la tragedia più catastrofica (1Co.15:14-19). Anche in 1Corinzi 2:2, Paolo non afferma di aver predicato solamente la croce. Egli dice che portava agli uomini colui che è stato crocifisso, non un avvenimento (la crocifissione), ma una persona: il Cristo che, anche nella gloria, deve essere contemplato in relazione all'esperienza della croce (Ap. 5:6). La teologia paolina della croce si muove sul piano della risurrezione. Il Cristo stesso ha detto "Quando sarò innalzato, attirerò gli uomini a me" (Gv. 12:32), cioè i Giudei e i Gentili senza distinzione di razza. La croce apriva perciò le porte del Vangelo a tutti.

Ma se la legge e la circoncisione hanno cessato di essere una condizione per ricevere la salvezza, qual è allora lo scopo della legge?

Fra tutti gli apostoli, Paolo è colui che risponde dottrinalmente a questo nuovo interrogativo. La legge è un tutore che conduce a Cristo, in quando ha messo in evidenza il peccato (Ro. 3:20; 7:7; Ga. 3:24), mostrando al peccatore la sua debolezza e il suo bisogno di un Redentore divino. Essa può perciò sparire con l'apparizione del Salvatore, perché egli è allo stesso tempo il suo scopo e la sua fine (Ro. 10:4). Questo è il tema fondamentale delle epistole ai Romani e ai Galati, specialmente dei capitoli 1 a 8 dei Romani (soprattutto il capitolo 7) e dei capitoli 2 a 4 (specialmente il capitolo 3) dei Galati.

Poiché la giustificazione si estende ora ai Gentili, il Giudeo perde la sua priorità nella storia della salvezza e Israele è messo da parte sul piano nazionale.

Necessariamente si presenta la domanda: Dio ha forse rigettato il suo popolo? (Ro. 11:1). Paolo risponde ugualmente a questa domanda, ed è il solo a farlo, nella parte centrale, storica e profetica, della Lettera ai Romani (capitoli 9 a 11), brano che ci permette di penetrare nei piani divini del governo del mondo. L'azione divina è libera, Israele non può esigere nulla da Dio (Ro. 9). L'azione di Dio è giusta, Israele deve, a causa della sua colpa, sottomettersi al suo giudizio (Ro. 10). L'azione di Dio porta la benedizione; così egli trasformerà il peccato d'Israele in salvezza per il mondo e, alla fine, in una piena salvezza per Israele stesso (Ro. 11).

Ma se il Golgota significa che tutti possono accedere alla salvezza e alla chiesa mediante la sola fede in Gesù Cristo, qual è dunque il valore delle opere religiose umane? Anche a questa domanda Paolo risponde per primo, col suo insegnamento della grazia gratuita e della giustificazione senza le opere della legge. La salvezza è per grazia; sull'unico fondamento del sacrificio di Cristo e per il solo mezzo della fede. Questo è il centro di tutto il messaggio paolino: "Riteniamo che l'uomo è giustificato per la fede senza le opere della legge" (Ro. 3:28).

Infine, se i Giudei e Gentili hanno accesso alla medesima redenzione a ugual titolo con la stessa posizione, sorge necessariamente la domanda: qual è la natura della comunione dei riscattati tra di loro e della loro comune relazione con il loro comune Redentore?

Anche in questo Paolo è il principale dottore della chiesa. Egli descrive questa comunione sotto l'immagine di un "corpo" (1Co. 12), Cristo è il capo e i riscattati son le sue "membra" (Efesini e Colossesi). Paolo è l'unico autore del Nuovo Patto che parli del "corpo di Cristo".

Così nella storia della salvezza, il Golgota e la rivelazione a Pietro in Ioppe sollevano quattro nuovi problemi fondamentali:

Lo scopo della legge;

La messa a parte d'Israele e il suo futuro ristoramento;

La giustificazione senza le opere della legge;

L’unità organica della nuova comunità dei salvati.

In tutti questi problemi, Paolo è il dottore principale della chiesa. Le rivelazioni che ha ricevuto sono lo sviluppo e l'approfondimento della rivelazione già accordata a Pietro sulla base del Golgota.

A quest'uomo a cui è stato dato di spiegare il principio della chiesa, è stato altresì conferito di prevederne il compimento. Così, Paolo diventa il profeta della speranza della chiesa; la risurrezione dei credenti, il rapimento dei santi, il tribunale di Cristo, la trasfigurazione del suo popolo, il loro corpo spirituale futuro; tutto ciò si riferisce alla speranza cristiana e nessun altro autore del Nuovo Patto ci istruisce su queste cose in modo così chiaro e così dettagliato come Paolo. Questo è l'argomento delle due Lettere ai Tessalonicesi e del capitolo sulla risurrezione in 1 Corinzi 15.

In questo modo Paolo diventa il profeta della storia della salvezza. Con un colpo d'occhio che abbraccia i popoli e i tempi, egli sorvola i tempi e le dispensazioni. Egli parla dell'inizio della storia sacra, di Adamo padre dell'umanità, tipo di Cristo (Ro. 5); egli parla delle età patriarcali e di Abramo, padre e tipo dei credenti (Ro. 4). Spiega il significato dell'economia mosaica (Ro. 7; Ga. 3) e descrive l'opera del Cristo apparso quando i tempi furono compiuti (Ga. 4:4). Egli analizza la croce, la risurrezione e l'ascensione. Insegna i principi della chiesa, la sua chiamata e la sua posizione. Annunzia la gloria futura dei riscattati e la loro comparizione davanti al tribunale di Cristo (2Co. 5:10). Predice l'apparizione dell'Anticristo, la sua potenza, la sua vittoria momentanea e la sua disfatta finale (2Te. 2). Aspetta il Signore e lo stabilimento del suo regno (2Te. 2:8; 1Te. 2:12). E al di sopra di tutto questo, penetra con lo sguardo verso la Gerusalemme celeste (Ga. 4:26) fino ai tempi del compimento, nel giorno di Dio, quando il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che avrà sottomesso tutte le cose, affinché Iddio sia tutto in tutti (1Co. 15:28).

Nel centro di tutto ciò Cristo è il sole splendente. Soltanto in lui, il Vivente, sono aperte tutte le sorgenti di vita. L'espressione "in Cristo" che troviamo più di centosessanta volte nelle Lettere di Paolo è la chiave di tutta la sua esperienza della salvezza, di tutto il suo insegnamento. Per Cristo egli vive ed è per lui che testimonia. Il suo scopo è quello di proclamare Cristo come il grande dono di Dio ai popoli della terra. Il suo mandato è di essere il dottore delle nazioni, apostolo principale della Chiesa, profeta della storia della salvezza, araldo di Gesù Cristo, alfiere del Re che viene.