Condivide la pagina

Submit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Galazia

La Galazia era la provincia centrale dell'Asia Minore, sottoposta al governo di Roma. La chiudono al Nord la Bitinia e la Paflagonia, il Ponto all'Est, la Licaonia e la Cappadocia al Sud e la Frigia all'0. Tuttavia i suoi confini subirono molte variazioni. Ai tempi di Tolomeo si estendeva sino al Ponto Eusino o Mar Nero, e a una certa epoca abbracciava la Licaonia. Città principali erano Tavium, Pessinus ed Ancyra. Il paese è quasi tutto un altipiano fra i fiumi Halys e Sangarius. I Galati, in origine erano Galli o Celti, che 300 anni prima dell'era volgare retrocessero dalle regioni del Reno verso Oriente e colà si mescolarono con Greci ed Ebrei. Per il carattere, rassomigliavano ai Francesi d'oggidì, e si distinguevano per temperamento vivo, azione pronta, incostanza e mutabilità. Così almeno si mostrano nella Lettera che Paolo rivolge loro. La Galazia fu parte del campo missionario di Paolo. Egli la visitò una volta con Sila e Timoteo; di nuovo nel terzo viaggio, "si partì percorrendo di luogo in luogo il paese della Galazia" e riceve da quelle Chiese una colletta per i santi di Gerusalemme (1Co.16:1). Sembra che Crescente vi fosse stato mandato poco innanzi alla morte di Paolo (2Ti. 4:10).

La Lettera

La Lettera ai Galati fu scritta di proprio pugno dall'apostolo Paolo (Ga. 6:11). La data oscilla fra il 48 e il 58. In questa Lettera Paolo rivendica la sua autorità apostolica ed energicamente ristabilisce la fondamentale dottrina del nuovo Patto, che noi cioè siamo salvati per fede e non per opera della legge come alcuni seduttori giudaizzanti volevano far credere. La Lettera ai Galati ha grande affinità colla Lettera che lo stesso Paolo scrisse ai Romani. Ambedue sostengono che la salvezza o "la giustificazione dipende dalla fede in Cristo e non dalla legge di Mosé, l'osservanza della quale non solo è superflua ma è addirittura nociva. I giudaizzanti proponevano ai fedeli della Galazia, che se intendevano essere Cristiani per davvero, dovevano farsi circoncidere e osservare la legge Mosaica. E l'apostolo si trovò così per la prima volta posto dinanzi al problema: se il Cristianesimo avesse il diritto d'affermarsi come una nuova religione universale, o dovesse contentarsi di esistere come una forma modificata e ampliata di Giudaismo. Paolo dopo il prologo dimostra che egli è vero apostolo di Cristo e che quindi la sua dottrina è conforme a quella degli altri apostoli (Ga. 1:1-2:21), passa poi al cuore della Lettera nel dimostrare che la giustificazione e per fede in Cristo e non per opera della legge (Ga.3:1-4:31). Infine, egli chiude la Lettera dando dei consigli per correggere alcuni abusi e ristabilire quei di Galazia nella fede del Vangelo (Ga.5:1-6:10). In questa Lettera come in quella ai Romani, l'apostolo Paolo, nella lucidezza della sua mente e nell'ardore del suo cuore, uniti in perfetta fusione, assorge alle cime più alte, più pure e più sublimi del pensiero e del sentimento cristiano.