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Tesine riassuntive


A partire dall'articolo. Lo stato in un'ottica evangelica in un gruppo di studio, sono stati formulati i punti che seguono. Essi sono solo una tappa della riflessione, ma è sembrato che tra l'indagine teologica ed i risvolti politici fosse utile fare il punto della situazione per essere il più concreti possibile. Questi punti vengono qui proposti ad altri per una ulteriore riflessione tenendo conto che sono inscindibili dall'articolo sopra citato.

Sul piano istituzionale si devono contestare eventuali pretese assolutistiche e centralistiche dello stato favorendone il suo ridimensionamento in vista d'una maggior valorizzazione degli organi intermedi e delle autonomie in una direzione di tipo federale.

Sul piano sociale si devono difendere le fasce più deboli e de munite della società come i bambini, i giovani e gli anziani in accordo con le rispettive famiglie. Tale solidarietà non deve degenerare in forme assistenzialistiche, ma deve coniugarsi alla responsabilità, perché‚ la solidarietà non riguarda tanto la generosità dei donatori, ma il diritto dei deboli.

Sul piano religioso si deve riconoscere a ciascuno il diritto di vivere liberamente le proprie convinzioni senza restrizioni e senza privilegi ed evitando che lo stato interferisca in questo campo e promuova particolari posizioni.

Sul piano occupazionale si deve fare sì che, in accordo con il piano divino, ciascuno possa effettivamente lavorare favorendo così un autentico sviluppo della sua persona. Se necessario, non si deve indugiare nel riformare anche il sistema economico, perché‚ la persona vale più del profitto.

Sul piano giuridico si deve far sì che siano salvaguardati i diritti di ciascuno. Ciò non potrà comunque mai realizzarsi se si prescinde dalla ricerca di un fondamento metagiuridico coerente con la natura del diritto.

Sul piano economico si dovrà operare nell'ottica di un'autentica democrazia economica anche in rapporto allo sviluppo globale del pianeta. Il libero mercato non può essere inteso come supremo regolatore dei rapporti e della convivenza, n‚ l'economia deve prescindere dall'etica.

Sul piano associativo si deve favorire l'associazione degli individui per la loro miglior realizzazione in campo culturale, sociale, economico, politico, scientifico, sindacale, ricreativo.

Sul piano etico e morale si deve affermare l'inviolabilità della dignità umana e quindi la necessità che ciascuno ha diritto alla propria identità genetica.

Sul piano sanitario si dovrà promuovere il rispetto della vita umana. Per rispetto della vita non si deve solo intendere la semplice salvaguardia dei nascituri, ma anche la prevenzione di gravidanze indesiderate, l'aiuto alle ragazze madri.

Sul piano familiare si deve favorire la famiglia ed il suo ruolo sociale assecondando le sue responsabilità ed iniziative sostenendola e scoraggiando per contro la promiscuità e le perversioni sessuali.

Sul piano educativo e culturale si deve realmente favorire la diversità della scuola riqualificando quella statale accanto a quella privata. Sia sostenuta la responsabilità dei genitori su cui ricade il diritto primario dell'educazione evitando di coinvolgerli in programmi a loro estranei. Bisogna veramente interrogarsi sulla possibilità d'educare a prescindere da Dio e si dovrà pure respingere l'utopia pansessualista e liberticida.

Sul piano scientifico si dovrà tenere conto della necessità dell'apporto di altri valori davanti alle scelte rese necessarie dallo sviluppo della scienza stessa.

Sul piano ambientale si deve favorire l'utilizzo delle risorse della creazione senza che questo degeneri in uno sfruttamento indiscriminato e si devono creare nuove possibilità di sviluppo a livello mondiale in armonia coll'ordine creato.

Sul piano dei rapporti con l'estero si dovranno respingere ambiziosi progetti d'unificazione tra nazioni e favorire invece lo sviluppo di organismi umanitari.

Sul piano dell'informazione si deve favorire una vera equità respingendo le pretese egemoniche del sistema mediatico, ma operando anche in modo tale che ci sia un reale "diritto di parola", che sia fatta giustizia delle diffamazioni e delle informazioni distorte.

La nascita di un partito cristiano di Demetrio Amadeo°

È scritto in Esodo che più opprimevano il popolo di Dio e più questo si estendeva e si moltiplicava. Il popolo nell'oppressione elevò un grido che fu udito, così Dio nel suo progetto salvifico chiamò Israele a manifestare gli elementi che lo distinguevano dalla gente egizia. Da quella storia si comprende come il Signore intervenga a favore di quanti gli appartengono e lo seguono nel servizio di adorazione fuori dagli schemi pagani.

Come promotori di Patto cristiano, nel corso della nostra esperienza di fede, abbiamo conosciuto molte storie di incomprensione e di afflizione a motivo della testimonianza cristiana. La nostra società ha spesso catalogato quanti vivono cristianamente come degli sconsiderati, giudicandoli incapaci di praticare un culto entro i canoni del millenarismo cattolico e come dei fanatici, ma tali giudizi si giustificano solo con l'ignoranza.

Anche al tempo di Mosè le perplessità furono simili, per cui l'allora governante fu visitato da due rappresentati del popolo ebreo; questi, per chiamata divina, non disdegnarono di giungere fino al massimo esponente del potere politico per perorare la causa dei loro fratelli. Come portavoce di Dio, Mosè ed Aronne rappresentavano anche i bisogni del popolo d'Israele davanti al governo egiziano. Con Mosè ed Aronne Dio aveva dato voce alla minoranza ebraica, per comunicare il suo progetto di liberazione al più potente potere politico del tempo.

Fin dall'anno scorso, dopo un tempo di riflessione e di travaglio in preghiera, sentimmo la necessità di dare una voce alla minoranza cristiana che in questi ultimi tempi si sta estendendo e moltiplicando. Nella nostra esperienza abbiamo visto ed in alcuni casi subìto, la mancanza di conoscenza della realtà evangelica da parte della società italiana. In molti casi essa ha proceduto ad un giudizio non in base ad una valutazione dei fatti, ma solo alla luce dei condizionamenti dovuti alla tradizione religiosa presente nel nostro paese da molti secoli.

Quindi condannati da pregiudizi storici e da risentimenti religiosi secondo il migliore stile farisaico e non dalla accertata condizione d'errore rispetto alla verità o per posizioni lesive dell'interesse pubblico. A chi come noi segue il consiglio che Dio ha lasciato scritto, basterebbe un confronto scritturale per verificare l'incoerenza di quanti ci criticano. Un confronto sul piano pratico mostrerebbe che la rigenerazione in noi prodotta dall'opera del Signore è anche a favore del bene della società nella quale viviamo.

Abbiamo perciò sentito la necessità di far conoscere alla nostra nazione l'esistenza di una minoranza composta dai credenti in Gesù Cristo, che hanno scelto di vivere in accordo con la Parola di Dio.

Se i mass-media tendono ad etichettarci e ghettizzarci, la nostra testimonianza di vita vale ad affermare la soprannaturalità dell'Evangelo che ci è stato trasmesso. Di fronte a tali considerazioni, nella necessità di una manifestazione nazionale unitaria del cristianesimo, ci siamo resi conto che oggi abbiamo un'occasione prevista dalla Carta Costituzionale per comunicare ai connazionali la nostra presenza. Si è resa così necessaria la fondazione di un partito cristiano in grado di rappresentarci e far udire la nostra voce a livello parlamentare.

L'apostolo Paolo era cosciente dei diritti politici che la società di allora gli riconosceva e ad essi s'appellò per difendersi e portare l'Evangelo anche a Roma. Egli ci ha insegnato ad utilizzare tutto ciò che è in nostro potere per la causa dell'Evangelo.

Abbiamo dunque aperto le orecchie e gli occhi per udire il grido dell'emarginazione e per vedere la più grande opportunità che si presenta per portare la parola della grazia nel cuore di una nazione e del parlamento per far udire una voce che proclami i valori di Dio.

La nostra storia ricalca quella di tutti i pionieri che all'inizio devono affrontare ogni tipo di resistenza e devono così lavorare per portare frutto. Come i pionieri sappiamo che il progetto è buono e le finalità sono in accordo con la volontà di Dio. Non ci rimane dunque che mostrarci e resistere perché Dio stesso favorirà lo sviluppo del progetto. Se non fossimo stati certi di lavorare per ed in vista di Lui non ci saremmo esposti a tante difficoltà e lavoro.

Anche il nostro partito incontrerà inizialmente delle incomprensioni derivanti da reazioni superficiali ed affrettate, ma le premesse evangeliche sulle quali si fonda giustificheranno a lungo andare una convergenza che si esprimerà anche al momento del voto. Col voto viene offerta l'occasione di una manifestazione unitaria della chiesa di Gesù Cristo per la nostra Nazione.

Confidiamo nello Spirito Santo che agisce nella chiesa e riteniamo che i cuori di molti saranno indirizzati a convergere verso questo progetto di Patto cristiano per l'utile comune.

La forte crescita del cristianesimo biblico ha dato luogo ad un arcipelago di comunità che sono alla ricerca di comunione per manifestare una identità associativa nel contesto sociale in cui operano. La comune identità del popolo cristiano ed il bisogno di manifestare in modo unitario la stessa fede nel contesto socio-religioso nel quale viviamo, ci ha convinti che questo è il tempo opportuno per dare inizio a Patto cristiano.

Alcuni fratelli hanno iniziato a percorrere tale strada sul piano locale e a cogliere eccellenti risultati che si sono concretizzati anche in rispetto, stima, identità.

Se si prescinde da Patto cristiano, il sistema attuale per quanti vogliono cogliere vantaggi personali dai voti dei cristiani è il migliore. Si possono infatti ottenere particolari privilegi per familiari e amici. Ma a parte la scorrettezza di ciò sul piano cristiano, è anche del tutto assente una testimonianza per la gloria di Dio. Anche la realizzazione di una grande comunità coi finanziamenti pubblici, come sarebbe per noi stato possibile, non avrebbe potuto rispondere alle necessità di una testimonianza sul piano nazionale.

La fede cristiana ha oggi più che mai bisogno di una sua rappresentanza in parlamento sia per protestare contro eventuali violazioni di leggi, sia per promuoverne in accordo con i valori della Parola di Dio. Patto cristiano è sorto per guardare con gli occhi di Dio non solo a un piccolo numero di comunità o interessi, ma alle necessità dell'intero popolo italiano.

Fin dall'inizio abbiamo anche preso in considerazione l'impegno politico di taluni nel contesto di ideologie non cristiane. A causa delle inevitabili logiche esistenti essi non hanno purtroppo potuto rispondere pienamente alle esigenze della testimonianza. Anche in altri paesi si va facendo strada la necessità di dar corpo a partiti cristiani veri e propri.

Patto cristiano vuole proporre una nuova sfida per la soluzione delle problematiche del paese ispirandosi alla Parola di Dio. Questo favorirà la crescita culturale degli stessi cristiani e suggerirà valori capaci d'orientare un paese così disorientato.

Come simbolo di Patto cristiano è stato scelto l'Ichthys, o stilizzazione del pesce che i cristiani delle origini ben conoscevano. 

NOTE

L'A è tesoriere di "Patto Cristiano", un partito fondato di recente a Reggio Calabria che vuole ispirarsi agli ideali evangelici.

Politica e visione cristiana di Paolo Colombo

Una riflessione politica che riesca a tenere conto dei multiformi aspetti della realtà deve partire da una solida e coerente concezione filosofica (e teologica). Alla radice di tale visione deve esserci la parola di Dio con la sua normatività per la vita umana. Senza un tale lavoro di orientamento e di comprensione globale ogni sforzo teoretico (e anche pratico) mancherà di direzione o di omogeneità. Di recente è stato pubblicato un libro che mira a tale obiettivo.

Political theory and christian vision", edd. J. Chaplin and P. Marshall, University Press of America, Lanham, Md, USA, 1994, pp. 293. 

Il libro è una raccolta di saggi in memoria di Bernard Zylstra (1934-1986), che è stato professore di Teoria politica all'Institute for Christian Studies di Toronto, Canada. Le persone che hanno scritto i diversi saggi, tutti ex-allievi o colleghi di Zylstra all'ICS, fanno riferimento alla scuola di pensiero che fa capo principalmente alla riflessione di carattere filosofico di H. Dooyeweerd (vedi SDe.N 12) e di D.H.Th. Vollenhoven, i quali a loro volta hanno attinto dal lavoro di Calvino e di J. Althusius. Questa scuola mette l'accento sul fatto che tutta la conoscenza, inclusa la conoscenza accademica, ha le sue radici nella fede e che quindi ogni aspetto di carattere accademico, o meglio ogni aspetto della vita stessa, deve essere riformato secondo un'ottica cristiana.

Tale approccio portò Zylstra da un lato ad occuparsi di ricerca nel campo della politica e d'altro lato anche ad essere coinvolto attivamente in prima persona nella comunità. Egli è stato un teorico politico cristiano e non un teologo politico, nel senso che il suo scopo non fu quello di studiare la Bibbia o la teologia per estrarne dei principi politici. Piuttosto egli mise l'accento sul fatto che l'oggetto dello studio politico è il mondo della politica. Naturalmente questa indagine non può mai essere neutrale ma è inevitabilmente modellata da una visione del mondo, per cui l'opinione di Zylstra, facilmente condivisibile, era che è nostro compito come cristiani condurre i nostri studi secondo una visione della natura del mondo che abbia un fondamento biblico.

Il libro è diviso in quattro sezioni, che si trattano rispettivamente: i fondamenti normativi della teoria politica (sez. 1), la natura dello stato (sez. 2), lo stato in una società pluralista (sez. 3), e l'economia politica (sez. 4). Quest'opera, pur essendo di carattere piuttosto tecnico, offre diversi spunti di riflessione al lettore.

In particolare, dalla lettura dei saggi riportati nella sezione 1 si deduce che i fondamenti normativi della teoria politica devono avere la loro base nella convinzione che il creato possiede un ordine intrinseco di origine divina. Questo ordine, basato su delle leggi, è un'espressione dell'amore e della grazia di Dio.

La filosofia dell'idea di legge di Dooyeweerd è stato un tentativo di sviluppare un sistema di pensiero filosofico cristiano coerente che, pur essendo intricato, molto rigido, non esauriente e criticabile in alcuni suoi aspetti (vedi SDe. N 12 e questo libro; p. 43-46) può essere un punto di partenza per riflessioni sulla relazione tra il credere e le sue implicazioni legali (e politiche).

In questo contesto sembrano degne di particolare attenzione le considerazioni espresse secondo le quali: 1) ogni legge umana, ogni diritto e ogni autorità, sia passata sia presente, hanno in definitiva il loro fondamento nella creazione di Dio; 2) Dio è sovrano assoluto su tutta la creazione, e ogni creatura o attività non sono mai esenti dalla sua autorità; 3) Dio esercita la sua sovranità attraverso le leggi naturali della creazione, le quali forniscono ordine a ogni aspetto della vita del creato (comprese le attività umane); 4) sotto le leggi della creazione ogni persona e ogni istituzione hanno sia il "diritto legale" di esistere l'una accanto all'altra sia un "dovere legale" di assolvere alla speciale chiamata o responsabilità prescritta per loro da Dio. Le leggi della creazione, perciò, rendono possibile una pluralità di persone e istituzioni ognuna con un grado di "autonomia" o di "sovranità" rispetto all'altra. L'autonomia o la sovranità di ogni persona o istituzione, comunque, è limitata dalla sovranità delle altre persone e istituzioni e dal compito che sono chiamati a svolgere. Inoltre, questa limitata sovranità delle creature è sempre sottomessa alla assoluta sovranità del Creatore. Lo stato, per esempio è considerato un particolare organismo creato da Dio che rappresenta e rispecchia l'autorità politica e la sovranità di Dio e che è chiamato a applicare la legge di Dio per governare la comunità per il suo bene.

Le leggi devono essere fondate su decreti che hanno base divina, se no non si riuscirà a risolvere senza contraddizioni i problemi della autorità legale, della responsabilità, del diritto, della colpa e della punizione. Gli individui, le famiglie, le istituzioni sociali e i governi infatti esistono tutti in relazione con Dio e la Sua parola, a cui essi possono reagire in modo favorevole oppure no.

Un'altra osservazione a mio avviso importante è quella che la riflessione politica non può analizzare i diversi aspetti sociali, etici, psicologici ecc. della vita umana come se fossero delle condizioni collegate tra loro arbitrariamente in un mondo che non ha senso. Una vera scienza della politica deve studiare da vicino la realtà di tutte le relazioni tra gli stati e all'interno dello stato con lo scopo di capire le somiglianze e le diversità caratteristiche di questi "fenomeni" politici come espressioni dell'ordine "soggetto-oggetto-norma" della creazione di Dio.

Sulla base di queste e altre assunzioni, di derivazione calvinista, gli studiosi di questa e altre scuole di pensiero cristiano hanno potuto analizzare le legislazioni e interagire con le strutture politiche di nazioni come l'Olanda, il Canada e gli Stati Uniti. Significativa è anche la presenza di partiti di ispirazione riformata nei paesi sopracitati e inoltre in Inghilterra, Svizzera e perfino Indonesia.

Molto articolata efficace è a mio parere la critica che in questo libro viene fatta al pensiero liberale, secondo il quale la caratteristica più importante dell'uomo è la sua libertà, per cui i diritti e le preferenze individuali di ogni persona diventano quello che dà forma alla società. L'idea che può esistere una struttura neutrale al cui interno-persone con idee e valori diversi possono agire indisturbate non solo non è concretamente attuabile, ma è anche contraddittoria di per sé stessa. Una tale visione non porta infatti a una società più aperta, ma semplicemente mette l'individualismo sopra tutto il resto, rimpiazzando una società pluralista con una società omogeneamente liberale. Il liberalismo alla fine porta alla conservazione dei liberali, alla discriminazione contro i non-liberali e alla costruzione di un ordine sociale liberale.

La risposta che secondo alcuni di questi studiosi deve essere data al pluralismo che di fatto è presente nelle nostre società inteso come coesistenza nello stesso territorio di comunità sociali-culturali o religiose non compatibili tra di loro) è la promozione non dell'individualismo ma piuttosto di una diversità istituzionale e di comunità. Anche per questo motivo sembra esserci da parte di alcuni teorici politici cristiani una preferenza per una forma di governo di tipo federale invece che per quella di uno stato o nazione tradizionalmente concepiti.

Volendo esprimere delle critiche al contenuto di questo libro si può rilevare innanzitutto che si nota una palese mancanza di indicazioni pratiche che aiutino a concretizzare le riflessioni teoretiche esposte. Senza delle esemplificazioni che permettano di capire qual è la portata di queste idee sul piano pratico (organizzazione di governo-leggi-rapporto stato-cittadino etc.) la loro attuazione potrebbe comportare molti problemi.

Un altro aspetto meno positivo è il fatto che spesso viene usato l'aggettivo cristiano in certe affermazioni che, per quanto possano essere corrette, non sembrano avere nessun diretto riferimento biblico (vedi ad esempio pp. 73-76 e p. 158). Si ha come l'impressione che in questo modo l'unicità e normatività del messaggio cristiano di salvezza non vengano sufficientemente valorizzati.

Questa pubblicazione arriva in un momento in cui anche in Italia da parte cristiana si sono avviate delle riflessioni e si stanno sviluppando delle iniziative in campo politico.

Un interrogativo a mio avviso importante che la lettura di questo libro costringe a porsi è il seguente: quali sono le ragioni che spingono un credente a occuparsi di politica? Questo impegno viene assunto con l'intento di avere semplicemente una funzione genericamente moralizzatrice o alla sua base c'è una struttura di pensiero e una riflessione filosofica e teologica coerenti che spingono all'agire per una riforma delle istituzioni dal di dentro secondo delle direttive propriamente bibliche? Forse gli obiettivi che un politico cristiano si deve porre sono in fin dei conti più ampi e elevati che il semplice "buon governo" della cosa pubblica.

Sull'esempio delle feconde riflessioni che vengono portate avanti nell'ambiente evangelico internazionale è certamente auspicabile che anche in Italia si sviluppi un pensiero politico propriamente cristiano che funga da solida base per un impegno politico non frammentario.