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Introduzione

Nessun credente è veramente felice del proprio voto. Da qualunque parte si guardi, rimane in tutti una forte dose d'insoddisfazione. Per il mondo evangelico è giunto il tempo di riflettere in maniera più approfondita anche sulla questione politica. La crescita quantitativa e qualitativa che registra, oltre alle nuove possibilità che si presentano, inducono ad affrontare con maggior impegno anche il rapporto Dio e Cesare, ovvero della chiesa con lo stato.

Sulla questione si devono purtroppo registrare fatti abbastanza tristi. In molti ambienti evangelicali si è suggerito una separazione tra cose sacre e cose profane. Il Signore avrebbe a che fare con la vita spirituale come la vita personale e di chiesa, ma non col mondo abbandonato al dominio di Satana. In altri ambienti in cui si sottolinea giustamente la necessità di essere liberi da imposizioni esterne, è mancata la possibilità di approfondire la questione, perché sono mancate le informazioni e gli stimoli necessari alla riflessione che è quindi stata inevitabilmente ridotta.

Con questo materiale si vuole sollecitare la riflessione e in un certo senso provocare un maggior impegno anche in campo sociale e politico. I credenti devono penetrare nei gangli vitali della società civile (mass-media, insegnamento, associazioni culturali, ecc.). Il Dio che si è rivelato nella storia è il Signore di essa. I cristiani hanno una proposta significativa per il mondo in cui vivono.

Quel che bisogna evitare però, è d'interagire col mondo sulla scorta delle esperienze maturate nel proprio passato senza Dio. Perché il contributo sia significativo è necessario impegnarsi in una ottica dettata da una scuola di pensiero attenta ai valori della Scrittura. Alla luce della Parola di Dio e nella forza dello Spirito è giusto pensare ad una rifondazione del pensiero e ad una nuova creatività.

Di fronte all'invadenza dello stato, della burocrazia e di tutte le tendenze egemoniche, siano esse politiche o culturali, i cristiani sanno che c'è un solo Signore. Il loro desiderio sarà dunque quello di una vita omogena rispetto a ciò che professano.

Questo numero tenta di sensibilizzare ulteriormente al problema e alle responsabilità che la chiesa ha nei confronti dello stato. Lo fa con tutti i limiti connessi ad una cornice prevalentemente teologica, ma anche con l'ambizione di sollecitare ad una più incisiva azione pratica. Rimanere più vicini alla riflessione teologica anziché a quella politica vera e propria, non vuol dire distanziarsi da quest'ultimo in modo radicale. Si tratta solo di un particolare punto di vista. Trattandosi di materiale di un corso, non ha la compiutezza che si richiede per un trattato vero e proprio, ma tenta d'offrire spunti per la riflessione.

Accanto a inevitabili consensi, questo numero raccoglierà anche dissensi e questo, non solo da chi è abituato a scindere la propria vita, ma anche da parte di chi si è infeudato nelle ideologie già esistenti senza sottoporle ad una revisione radicale. Ciò non elimina il nostro impegno per stimolare all'esercizio responsabile della vocazione evangelica anche in campo sociale e politico. Non è forse vero che c'è un solo Re al quale appartiene la terra e tutto ciò che è in essa?

P.B.