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Introduzione

Questo numero della rivista affronta la questione dell'istruzione in un'ottica molto ampia, in particolare cerca di considerare la possibilità dell'inserimento dello studio della Bibbia nelle scuole statali al di fuori dell'insegnamento cattolico attualmente in essere.

La situazione è sotto gli occhi di tutti. Nell'ambito della scuola esistono discriminazioni non indifferenti e questo non tocca solo coloro che hanno figli in età scolare, ma riguarda tutti coloro che possiedono un pò di sensibilità sociale. Se non si è cattolici, si è penalizzati. Esiste un insegnamento della religione cattolica all'interno dell'ordinamento scolastico statale che rinnega nei fatti solenni enunciati di non confessionalità dello Stato stesso. Malgrado ciò si deve registrare una profonda ignoranza della Bibbia un pò a tutti i livelli.

Taluni vorrebbero porre rimedio alla diffusa ignoranza attuale, proponendo un insegnamento di cultura biblica nella scuola statale. Anche tra gli evangelici sembra vi siano persone favorevoli all'iniziativa, perché pensano che essa potrebbe comunque contribuire ad elevare il livello di conoscenza biblica nel paese.

In questo numero della nostra rivista cerchiamo d'intervenire nella riflessione che si sta sviluppando su questo tema. Lo facciamo in quella che è la nostra particolare ottica rendendoci ben conto che la questione travalica i confini di una riflessione semplicemente pedagogica. Qui sono in gioco questioni di fondo non indifferenti e quindi speriamo che il dibattito non si limiti solo a questioni operative, ma voglia altresì affrontare i nodi della questione.

Per quel che ci riguarda non abbiamo timore di formulare chiaramente il nostro pensiero. Come evangelici siamo contrari all'uso che nella scuola statale si fa e si vorrebbe fare della Bibbia. Certamente non siamo soddisfatti della situazione attuale che privilegia in maniera sfacciata una confessione come quella cattolica, ma non siamo neppure persuasi che una lettura aconfessionale come quella fin qui ipotizzata possa mettere a tacere le coscienze laiche per il pasticcio ancora esistente nella scuola italiana.

Per noi il testo biblico non deve essere né competenza dell'ora di religione cattolica, né tantomeno dell'ora laica, esso deve rimanere una parola vissuta, annunciata ed insegnata da autentici testimoni.

Siamo persuasi che lo Stato in quanto tale non abbia alcuna competenza religiosa e che quindi, a rigor di termini, non debba preoccuparsi dell'insegnamento religioso, obbligatorio o facoltativo che sia. Per noi è molto meglio liberare lo Stato da simili incombenze e la Bibbia da tali interferenze.

È anzi necessario che lo Stato si astenga da tutto ciò che possa contribuire a privilegiare una particolare confessione religiosa o areligiosa, perché la libertà religiosa dev'essere salvaguardata fino in fondo. L'istruzione deve rimanere nell'ambito delle competenze delle famiglie e delle chiese, punto e basta. Come documenta anche l'articolo sulla lunga battaglia giuridica legata all'ora di religione cattolica nella scuola, lo Stato ed i suoi organi hanno manifestato una notevole confusione nell'affrontare la questione e questo è probabilmente dovuto alla mancanza di idee sane in proposito. C'è dunque bisogno di delineare una visione dell'istruzione assai diversa da quella oggi dominante e in questo numero cerchiamo di dare il nostro contributo.

P.B.