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Teologia e teologie

Nella mentalità comune la parola teologia corrisponde a “filosofia religiosa” (filosofia- Ramo del sapere che, in ogni epoca storica, studia i principi e le cause più generali, e in particolare i fondamenti della realtà, i modi della conoscenza, i problemi e i valori connessi all'agire umano:) o “studio della religione”.

Secondo questa concezione esisterebbero vari tipi di teologia, in rapporto alla particolare religione e ai principi filosofici che orientano il pensiero del teologo. La parola teologia spesso viene anche connessa a una problematica particolare. Quindi si parla di teologia “della speranza”, teologia “della liberazione” eccetera.

Per comprendere che cosa sia la teologia nella sua assenza, bisogna mettere da parte le diverse “teologie”. Il termine teologia è composto da due parole greche: theόs e logίa e significa affermazioni (o discorsi) su Dio. Quindi, intesa in senso stretto, la teologia è l’insieme di tutto ciò che si può affermare a proposito della natura e dell’opera di Dio. In senso lato, teologia si riferisce a “tutto il consiglio di Dio” rivelato nelle Sacre Scritture.

Talvolta la teologia, intesa in questo secondo senso, viene qualificata con la parola "sistematica". Con questo termine vengono indicate delle formulazioni dottrinali ritenute ortodosse da larghi settori della cristianità. Thomas Guthrie, un noto predicatore del XIX secolo, poneva in risalto la differenza esistente fra teologia sistematica e teologia biblica (vedi la sezione V, p. 25), paragonando quest’ultima alla magnificenza della natura che distribuisce con mano generosa piante e fiori di varia specie in ordine sparso, e la prima all'orto botanico dove piante e fiori sono raccolti e ordinati secondo la loro specie. Mentre la natura offre uno spettacolo meraviglioso alla nostra vista, l'orto botanico, con uno studio più specifico, ci permette di scoprirne i segreti. Il botanico non disprezza la disposizione più vasta dell'ordine della natura né la sua bellezza senza dubbio superiore a quella dell'orto botanico, ma apprezza questa ultimo perché lo aiuta a discernere in modo più completo i doni offerti dalla prima.

Come l'orto botanico non potrebbe esistere senza la magnificenza della natura, così la teologia dogmatica, detta anche sistematica, per essere autorevole dipende da affermazioni bibliche citate nel pieno rispetto di tutta la rivelazione. La teologia dogmatica, per così dire, ordina "le piante e i fiori secondo la loro specie"; inoltre tenta di ordinare le singole dottrine in modo logico. È opportuno cercare di comprendere il rapporto che esiste fra i vari aspetti della rivelazione e dell'opera di Dio. Allo stesso tempo il tentativo di elaborare un vero e proprio sistema teologico non è privo di pericoli in quanto ogni sistema, per essere tale, deve organizzarsi intorno a un'idea o a un principio centrale. Non di rado i teologi hanno preso in prestito principi unificanti non biblici quali la filosofia di Aristotele o, in tempi più recenti, l'esistenzialismo. Tali sistemi di pensiero distraggono l'attenzione del lettore dal senso e dalla logica della Parola di Dio. Anche il teologo sistematico, che si sforza di non lasciarsi influenzare dal contesto culturale in cui lavora, è costretto a privilegiare uno dei molti temi della rivelazione biblica (la gloria di Dio, l'uomo e il peccato, la promessa, la storia della salvezza, il Regno di Dio, la riconciliazione operata da Cristo, il trionfo della giustizia, e così via) con il rischio di sottovalutare l'importanza degli altri. La storia della dottrina cristiana insegna che il punto di forza di nuove opere dogmatiche spesso corrisponde a un'esigenza a cui il teologo è particolarmente sensibile, oppure a un aspetto della verità da tempo trascurato. C'è da dire inoltre che è doveroso, in un'opera di dogmatica, trattare le implicazioni pratiche della dottrina, il che comporta la necessità di aggiornare l'opera a seconda del contesto storico-culturale dei lettori. Per questi motivi nessuna opera di teologia può considerarsi definitiva.