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Storia della salvezza

L'apostolo Paolo fu il più grande pioniere nella storia della redenzione; fu prescelto da Dio per annunciare agli stranieri il Figlio Suo, Gesù Cristo Signore nostro (Ga. 1:15,16).

Il fulcro dell'insegnamento dell'Apostolo è Gesù Cristo, rivelazione di Dio. In Cristo si adempirono tutte le promesse di Dio dell'Antico Patto. Di fatto, la metà del condenuto del Nuovo Patto - tredici Libri- scaturisce dalla sua formidabile opera missionaria.

Nella Lettera ai Romani sono enunciati i capisaldi della fede Cristiana. "Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio, che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture riguardo al Figlio suo, ... cioè Gesù Cristo, nostro Signore, per mezzo del quale abbiamo ricevuto grazia e apostolato perché si ottenga l'ubbidienza della fede fra tutti gli stranieri, per il suo nome" (Ro. 1:1-5). 

Dichara ai Galati: "...voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quand'ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo; e mi distinguevo nel giudaismo più di molti coetanei tra i miei connazionali, perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri. Ma Dio che m'aveva prescelto fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra gli stranieri" (Ga. 1:13-16a).

Il piano di Dio riguarda il mondo intero. Dio ha chiamato Paolo a Suo servizio, rivelandogli il Figlio Suo perché lo annunciasse a tutti i popoli (Ga. 1:15,16); in vista del quale –dichiara-  io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore.

Il MInistero missionario dell'apostolo Paolo in quanto araldo, apostolo e dottore, fu ed è unico nella storia della redenzione. Agli Efesini scrisse: "A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunciare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose; affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che egli ha attuato mediante il nostro Signore, Cristo Gesù (3:8-11); ai Conrinzi scrisse: "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù" (1Co. 3:10,11).

Il fulcro delle Lettere di Paolo

Il Messaggio centrale delle Lettere di Paolo è Gesù Cristo crocifisso e risuscitato che, forma il centro del Messaggio paolino. La sua opera espiatoria sulla croce cancella i nostri peccati (Ro. 3:25). Il suo innalzamento in gloria è la sorgente della nostra santificazione. La sua venuta e apparizione è la meta della nostra attesa.

Mediante il ravvedimento e la fede (Mr. 1:15; Ro. 1:16,17), il peccatore entra nella comunione di Cristo (Ef. 3:17), risorge spiritualmente e viene vivificato. La storia del Salvatore diventa ora la sua propria storia. Il peccatore è crocifisso, seppellito, risuscitato e seduto con Lui nei luoghi celesti (Ro. 6; Ef. 2:6). In questa maniera l'uomo redento della terra è "nei cieli" (Fl. 3:20). Il cristiano è un uomo, "in Cristo" (2Co. 12:2).

Anche il contrario è vero. Per mezzo dello Spirito colui che è esaltato è presente sulla terra nel suo popolo (Ga. 2:20). "Cristo per noi" è "Cristo in noi" (Cl. 1:27). La realtà giuridica è allo stesso tempo una realtà organica. Colui che è stato crocifisso è incoronato in noi. Il sostituto è il Sovrano. Gesù Cristo è il SIGNORE (Ro. 14:9).

Così per Paolo, la croce non è semplicemente un fatto storico. La vede sempre in relazione con la risurrezione. Senza di questa, la croce agli occhi dell'apostolo sarebbe vuota e senza forza; sì, un crollo e uno sconvolgimento, la tragedia più catastrofica (1Co. 15:14-19). Anche in 1 Corinzi 2:2, Paolo non afferma di aver predicato solamente la croce. Egli dice che portava agli uomini colui che è stato crocifisso, non un avvenimento (la crocifissione), ma una persona: il Cristo che, anche nella gloria, deve essere contemplato in relazione all'esperienza della croce (Ap. 5:6). La teologia paolina della croce si muove sul piano della risurrezione. Il Cristo stesso ha detto "Quando sarò innalzato, attirerò gli uomini a me" (Gv. 12:32), Giudei e Gentili senza distinzione di razza. La croce apriva perciò le porte del Vangelo a tutti. Ma se la legge e la circoncisione hanno cessato di essere una condizione per ricevere la salvezza, qual è allora lo scopo della legge?

Fra tutti gli apostoli, Paolo è colui che risponde dottrinalmente a questo nuovo interrogativo. La legge è un tutore che conduce a Cristo, in quando ha messo in evidenza il peccato (Ro. 3:20; 7:7; Ga. 3:24), mostrando al peccatore la sua debolezza e il suo bisogno di un Redentore divino. Essa può perciò sparire con l'apparizione del Salvatore, perché egli è allo stesso tempo il suo scopo e la sua fine (Ro. 10:4). Questo è il tema fondamentale delle Lettere ai Romani e ai Galati, specialmente dei capitoli 1 a 8 dei Romani (soprattutto il capitolo 7) e dei capitoli 2 a 4 (specialmente il capitolo 3) dei Galati.

Poiché la giustificazione si estende ora ai Gentili, il Giudeo perde la sua priorità nella storia della salvezza e Israele è messo da parte sul piano nazionale.

Necessariamente si presenta la domanda: Dio ha forse rigettato il suo popolo? (Ro. 11:1). Paolo risponde ugualmente a questa domanda, ed è il solo a farlo, nella parte centrale, storica e profetica, della Lettera ai Romani (capitoli 9 a 11), brano che ci permette di penetrare nei piani divini del governo del mondo. L'azione divina è libera, Israele non può esigere nulla da Dio (Ro. 9). L'azione di Dio è giusta, Israele deve, a causa della sua colpa, sottomettersi al suo giudizio (Ro. 10). L'azione di Dio porta la benedizione; così egli trasformerà il peccato d'Israele in salvezza per il mondo e, alla fine, in una piena salvezza per Israele stesso (Ro. 11).

Ma se il Golgota significa che tutti possono accedere alla salvezza e alla chiesa mediante la sola fede in Gesù Cristo, qual è dunque il valore delle opere religiose umane? Anche a questa domanda Paolo risponde per primo, col suo insegnamento della grazia gratuita e della giustificazione senza le opere della legge. La salvezza è per grazia; sull'unico fondamento del sacrificio di Cristo e per il solo mezzo della fede. Questo è il centro di tutto il messaggio paolino: "Riteniamo che l'uomo è giustificato per la fede senza le opere della legge" (Ro. 3:28).

Infine, se i Giudei e Gentili hanno accesso alla medesima redenzione a ugual titolo con la stessa posizione, sorge necessariamente la domanda: qual è la natura della comunione dei riscattati tra di loro e della loro comune relazione con il loro comune Redentore?

Anche in questo Paolo è il principale dottore della Chiesa. Egli descrive questa comunione sotto l'immagine di un "corpo" (1Co. 12), Cristo è il Capo e i riscattati son le sue "membra" (Efesini e Colossesi). Paolo è l'unico autore del Nuovo Patto che parli del "Corpo di Cristo".

Lo scopo della legge

La messa a parte d'Israele e il suo futuro ristoramento;

La giustificazione senza le opere della legge;

L’unità organica della nuova comunità dei salvati.

In tutti questi problemi, Paolo è il dottore principale della Chiesa. Le rivelazioni che ha ricevuto sono lo sviluppo e l'approfondimento della rivelazione del Vangelo di Dio.

A quest'uomo a cui è stato dato di spiegare il principio della Chiesa, è stato altresì conferito di prevederne il compimento. Così, Paolo diventa il profeta della speranza della Chiesa; la risurrezione dei credenti, il rapimento dei santi, il tribunale di Cristo, la trasfigurazione del suo popolo, il loro corpo spirituale futuro; tutto ciò si riferisce alla speranza cristiana e nessun altro autore del Nuovo Patto ci istruisce su queste cose in modo così chiaro e così dettagliato come Paolo. Questo è l'argomento delle due Lettere ai Tessalonicesi e del capitolo sulla risurrezione in 1 Corinzi 15.

In questo modo Paolo diventa il profeta della storia della salvezza. Con un colpo d'occhio che abbraccia i popoli e i tempi, egli sorvola i tempi e le dispensazioni. Egli parla dell'inizio della storia sacra, di Adamo padre dell'umanità, tipo di Cristo (Ro. 5); egli parla delle età patriarcali e di Abramo, padre e tipo dei credenti (Ro. 4). Spiega il significato dell'economia mosaica (Ro. 7; Ga. 3) e descrive l'Opera del Cristo apparso quando i tempi furono compiuti (Ga. 4:4). Egli analizza la croce, la risurrezione e l'ascensione. Insegna i principi della chiesa, la sua chiamata e la sua posizione. Annunzia la gloria futura dei riscattati e la loro comparizione davanti al tribunale di Cristo (2Co. 5:10). Predice l'apparizione dell'Anticristo, la sua potenza, la sua vittoria momentanea e la sua disfatta finale (2 Tes. 2). Aspetta il Signore e lo stabilimento del suo regno (2Te. 2:8; 1Te. 2:12). E al di sopra di tutto questo, penetra con lo sguardo verso la Gerusalemme celeste (Ga. 4:26) fino ai tempi del compimento, nel giorno di Dio, quando il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che avrà sottomesso tutte le cose, affinché Iddio sia tutto in tutti (1Co. 15:28).

Nel centro di tutto ciò Cristo è il sole splendente. Soltanto in Lui, il Vivente, sono aperte tutte le sorgenti di vita. L'espressione "in Cristo" che troviamo più di centosessanta volte nelle lettere di Paolo è la chiave di tutta la sua esperienza della salvezza, di tutto il suo insegnamento. Per Cristo egli vive ed è per lui che testimonia. Il suo scopo è quello di proclamare Cristo come il grande dono di Dio ai popoli della terra. Il suo mandato è di essere il dottore delle nazioni, apostolo principale della chiesa, profeta della storia della salvezza, araldo di Gesù Cristo, alfiere del Re che viene.