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L’Antico messo accanto del Nuovo Patto

Il Canone del Nuovo Patto (il Vangelo di Dio) che fu posto accanto dell’Antico Patto con pari validità, ebbe origine probabilmente tra gli anni 140-200. Mentre gli scritti neotestamentari sono il prodotto di Testimoni oculari della risurrezione di Gesù Cristo. L’averli raccolti insieme in un volume unico, non rispettando la data cronologica di redazione e l’averli canonizzati è opera dei “cosiddetti padri della chiesa” del secondo-terzo secolo, imbevuti dalla filosofia Greca.

In quel tempo, la chiesa insegnava che l'episcopato poggiava sulla trasmissione apostolica e gli individui che ne sono investiti sono i successori degli Apostoli, i portatori dello Spirito Santo e difensori della pura tradizione apostolica. Però questi fatti influiscono direttamente sull’interpretazione delle Sacre Scritture nel mondo cristianizzato, e sono la causa del “frazionamento” della Chiesa di Cristo.

Canone Antico Patto

Non è corretto il termine “Testamento”. La Bibbia non è il libro di uno che è morto e che ha lasciato un testamento. È il libro del Dio vivente che fa la Storia, che vive dentro di noi! È meglio il termine Antico e Nuovo Patto, che noi useremo. La prima parte dell'Antico Patto, veniva chiamato Legge e Profeti; una suddivisione più dettagliata era la Legge di Mosè e i Profeti.

 “Una testimonianza "esterna" sulla natura e struttura dell'Antico Patto la troviamo negli scritti dello storico Giuseppe Flavio (37-100 d.C.). Egli dichiara: 

  1. a) "Noi non abbiamo decine di migliaia di libri discordanti tra loro e contraddicentisi l'un l'altro, ma solamente ventidue, che contengono la storia di tutto quanto è avvenuto nel tempo, storia che è stata giustamente ritenuta divina. E di questi, cinque sono i libri di Mosè, che contengono le leggi e la tradizione dalla creazione dell'uomo fino alla morte di Mosè... Dalla morte di Mosè al regno di Artaserse, successore di Serse, re della Persia, i profeti che succedettero a Mosè scrissero quello che fu fatto in tredici libri. I rimanenti quattro libri contengono inni a Dio e consigli agli uomini per la condotta da tenersi nella vita".
  2. b) "Da Artaserse fino ai nostri tempi ogni cosa è stata registrata, ma non si sono ritenuti degni questi scritti della stessa fiducia accordata a quelli precedenti, perché la precisa successione dei profeti era cessata.
  3. c) "Ma quale sia la fede che riponiamo negli scritti che abbiamo si rivela nella nostra condotta; perché per quanto sia passato così tanto tempo nessuno ha osato sia aggiungere ad essi alcuna cosa, sia togliere alcunché da essi, o alterarli in alcun punto. Ma in tutti i Giudei è istintivo fin dal momento della nascita considerarli come comandamenti di Dio, conformarsi ad essi e, se è necessario, morire per essi".

(Giuseppe Flavio, Contra Apionem, I, 38-42).

Chiunque legga la Bibbia con attenzione non può fare a meno di rendersi conto che più di metà del suo contenuto è rivolto a una nazione: i Giudei. Egli vedrà che questi Giudei occupano un posto molto preciso nei piani e nelle azioni di Dio. Separati da tutto il resto dell'umanità, essi sono inclusi in un Patto con Dio che fa loro delle promesse diverse da quelle fatte a qualsiasi nazione. In pratica la loro storia occupa tutta la narrazione dei libri storici e profetici dell'Antico Patto, mentre le altre nazioni sono nominate solo in relazione con i Giudei.

Tutti i rapporti di Dio con Israele riguardano la terra. Se Israele è fedele, gli sono promesse grandezza e prosperità (De. 28:1-14). Se sarà infedele e disobbediente, esso sarà disperso "fra tutti i popoli, da un'estremità della terra sino all'altra" (De. 28:15-68).

Canone Nuovo Patto, messo accanto dell'A.

L’averli raccolti insieme in un volume unico, Antico e Nuovo Patto con pari validità, fu un grave errore commesso dai “cosiddetti padri della chiesa” imbevuti dall’ideologia-filosofica Greca; in quando solo il Nuovo Patto ci parla del perdono eterno dei nostri pecca, per mezzo dell'Opera di Dio compiuta in Cristo Gesù nostro Signore.

Molte denominazioni che si fregiano del nome “evangelici”, non riescono a cogliere la differenza tra Antico e Nuovo Patto (cfr. 2Co. 3:7-16). Ma la Scrittura e chiarissima. Tutto l’Antico Patto come abbiamo detto, narra la storia di un popolo scelto da Dio, che camminò con Dio. “Il SIGNORE andava davanti a loro: di giorno, in una colonna di nuvola per guidarli lungo il cammino; di notte, in una colonna di fuoco per illuminarli, perché potessero camminare giorno e notte” (Es. 13:21); e che udi la voce di Dio. “Ci fu mai un popolo che abbia udito la voce di Dio che parlava dal fuoco come l'hai udita tu, e che sia rimasto vivo?” (De. 4:33).

Come abbiamo già detto, tutte le benedizioni di Dio per Israele riguardano la terra. Applicare le vicende vissute del popolo Ebreo alla Chiesa, vuol dire avere le menti “ottuse” (2Co. 3:14); “il cuore velato” (3:15; 4.3,4), non “vedere il Regno di Dio” (Gv. 3:3); non essere “convertiti al Signore” (2Co. 3:16). Scrisse Paolo: "Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio" (2Co. 4:3,4).

Un altro serio problema è causato dal fatto che i “cosiddetti padri della chiesa”, nella cronologia di paginazione della Bibbia, non rispettarono la data di redazione di ciascun Libro.

I primi Scritti del Nuovo Patto, sono tutte le Lettere che Paolo scrisse alle Chiese da lui fondate: "A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunciare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo" (Ef. 3:8).

Per esempio, aver fatto precedere nella cronologia di paginazione il Libro degli Atti scritto da Luca alle Lettere dell’apostolo Palo, fu un colossale errore per la fede Evangelica.  Infatti, per molti sedicenti evangelici, la Chiesa di Cristo è nata il giorno della Festa di Pentecoste.

Un movimento sorto in America dopo la Riforma Protestante, si identifica col nome di chiesa di fede pentecostale, ma non vi è nessun insegnamento apostolico, sono fatti narrati da Luca. L’evento della Pentecoste narrato dal solo Luca, non dovrebbe essere narrato anche dagli altri Apostoli che, secondo Luca erano presente il giorno della Pentecoste? (At. 2:1), ma nessuno accenna a un tale evento. Secondo gli studiosi Luca si unì a Paolo nel 58 circa a Troas. Il 58 è una data accettabile, in quando prima di tale data Luca non è nominato nelle Lettere di Paolo; Luca è nominato solo tre volte nelle Lettere scritte dopo il 60 (Cl. 4:14; 2Ti. 4:11; Fm. 24) In quella data, l’apostolo aveva fondando e organizzato tutte le Chiese a cui indirizza le sue Lettere, senza il Libro degli Atti.

Paolo in Romani scrisse: “Ho dunque di che vantarmi in Cristo Gesù, per quel che concerne le cose di Dio. Non oserei infatti parlare di cose che Cristo non avesse operato per mio mezzo allo scopo di condurre i pagani all'ubbidienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito Santo. Così da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria ho predicato dappertutto il vangelo di Cristo, avendo l'ambizione di predicare il vangelo là dove non era ancora stato portato il nome di Cristo, per non costruire sul fondamento altrui” (Ro. 15:17-20). Non sappiamo per qual ragione, Luca fa suo questo passo in Atti 1:8.

Probabilmente Luca, non si rendeva conto nello scrive questi e altri eventi a lui lontani, nel tempo e nella storia della redenzione, quali danni in futuro avrebbero provocato alla Chiesa di Cristo. Luca attinge, mediante ricerche, a fatti che non rientrano nella cornice storica temporale dei suoi racconti. Infatti, quello che Luca narra riguardo alla diffusione del Vangelo, è già avvenuto dai 30-35 anni prima. Probabilmente per Luca dovevano essere fatti esclusivi per l'illustre Teofilo (Lu. 1:1-3); l'averlo canonizzato e fatto precede alle Lettere dell'apostolo Paolo, fu opera dei "cosiddetti padri della Chiesa" imbevuti dalla filosofia Greca. 

Non tratteremo argomenti descritti nel Libro degli Atti degli Apostoli in quando, secondo le stesse parole dell’autore sono fatti raccolti qua e là (Lu. 1:1-3), e poi messe assieme ed elaborati secondo il pensiero filosofico greco di quel tempo.