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I Documenti del Nuovo Patto

Chi oggi prende in mano la Bibbia ha il diritto di chiedersi: "Su quali fonti si basa questo testo? Sono ancora disponibili in qualche biblioteca o museo i manoscritti originali degli autori?". In realtà di nessun libro, sia dell’Antico sia del Nuovo Patto, possediamo il manoscritto originale. Nelle più importanti biblioteche del mondo sono conservate soltanto delle copie di copie, come qualsiasi altro documento.

Riguardo al Nuovo Patto, la domanda più specifica è di sapere se abbiamo delle copie di qualche suo libro che risalgono al primo secolo. Secondo gli studiosi non ce ne sono. Tutti i manoscritti del Nuovo Patto sono datati dal 48 alla fine del I secolo.

La trasmissione del testo biblico avveniva per mezzo della copiatura a mano, come del resto avveniva per tutti i documenti dell’epoca.

Oggi tutti sanno leggere e scrivere, ma prima, il procedimento era assai diverso. Partendo dal tempo di Mosè, nel corso dei secoli i testi biblici, spesso scritti in origine sotto dettatura, furono successivamente ricopiati a mano dagli scribi. Gli scribi, anche ai tempi apostolici, erano praticamente le sole persone che sapessero leggere e scrivere. Il popolo, se voleva conoscere un testo, doveva ascoltarne la pubblica lettura.

Consideriamo come i manoscritti del Nuovo Patto più vicini agli originali, siano confluiti insieme e siano stati accettati come Parola di Dio che, nel processo tecnico definisce la formazione del Canone.

L’apostolo Paolo raccomanda ai Colossesi: “Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e leggete anche voi quella che vi sarà mandata da Laodicea” (4:16); e ai Tessalonicesi dice: “Io vi scongiuro per il Signore che si legga questa lettera a tutti i fratelli” (1Te. 5:27).

È chiaro che chi riceveva una lettera se ne faceva delle copie, e le passava agli altri (l’avremmo fatto anche noi). Successe così che nel giro di pochi anni, le tredici o quattordici (se includiamo Ebrei) lettere che l’Apostolo Paolo aveva scritto erano presenti in tutte le chiese. A un certo momento, si sentì il bisogno di raccogliere i racconti di ciò che Gesù aveva fatto e quello che gli Apostoli aveva trasmesso. Finché gli Apostoli erano vivi questo bisogno non c'era, perché erano gli stessi Apostoli che passavano nelle singole chiese e raccontavano i fatti della vita di Gesù. Prima di morire gli Apostoli raccolsero e dettarono quello che avevano detto, in modo che rimanesse per le future generazioni. Così sono nati i Vangeli, che quindi non vanno intesi come dei veri racconti della vita di Gesù come li scriveremmo noi oggi, ma sono un insieme di scritti come parlavano allora gli Apostoli, i quali spesso mettevano insieme tutte le parabole, oppure tutti i miracoli di Gesù.

Poi, alla fine del secolo, l'unico discepolo che era rimasto vivo e che si chiamava Giovanni, sentì il bisogno di raccogliere tutto e di completarlo. Egli scrisse infatti un quarto Vangelo, curando assai di più la cronologia di quanto non avessero fatto gli altri Evangelisti. Giovanni ci dice per esempio che il ministero di Gesù durò per tre anni (ricorda infatti tre distinte feste di Pasqua nelle quali Gesù si era recato a Gerusalemme). Poi Giovanni (forse) mise insieme anche tutte le lettere che circolavano, e scrisse le ultime. Ed infine scrisse l'ultimo libro, che è l'Apocalisse. (Seguendo questo ragionamento, qualcuno ritiene che fu Giovanni a raccogliere per primo l’intero Nuovo Patto!). Considerato il contesto storico, sotto l’Impero Romano, questa ipotesi è assai improbabile.

La parola “Bibbia” non è menzionata nelle Scritture, deriva dal greco “tabiblìa”, l’equivalente dell’ebraico “hasefarim”, letteralmente significa “I Libri”. Qualcuno l’ha definito “La divina biblioteca”, è composta di sessantasei Libri scritti (nel periodo che va dallo XV-XIII Secolo a.C. fino al primo Secolo d.C., con un periodo di silenzio di circa IV Secoli fra l’Antico e il Nuovo Patto), da uomini sospinti dallo Spirito di Dio, e qualcuno dalla volontà umana: Luca.  Tutti questi uomini, non meno di 32-40, di ogni estrazione sociale, vissuti in tempi molto lontani e in diverse circostanze, trasmettono un unico messaggio, il Messaggio divino, il cui scopo è la redenzione dell’umanità e il fine, la gloria di Dio. I Cristiani, per differenziare la Scrittura Ebrea da quella Cristiana la dividono in due parti: Antico Testamento (Patto), contenenti trentanove Libri scritti in ebraico e alcuni brani in aramaico, Nuovo Testamento (Patto), ventisette Libri tutti scritti in greco.

Due fatti però hanno creano e creano tuttora difficoltà d’interpretazione nel mondo “cristiano-evangelico”.

La prima difficoltà fu creata dai “cosiddetti padri della Chiesa”, quando nel II secolo hanno considerato di formare con i due Patti un solo Libro. Questo fatto, è un problema per molti “cosiddetti ministri del Vangelo” delle varie denominazione, in quando non riescono a cogliere la differenza fra il “regno d’Israele”, e il Regno di Dio (Gv. 3:3), considerando la Bibbia tutto Evangelo.

L’apostolo Paolo lo descrive molto esplicito scrivendo ai Corinzi (2Co. 3) che, pensavano di aver raggiunto una elevata spiritualità:

“Avendo dunque una tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza, e non facciamo come Mosè, che si metteva un velo sul volto, perché i figli d'Israele non fissassero lo sguardo sulla fine di ciò che era transitorio.

Ma le loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d'oggi, quando leggono l'antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito.

Ma fino a oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul loro cuore; però quando si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso (2Co. 3:12-16).

Eppure si sentono nelle predicazioni molte esortazione a “nascere di nuovo”, senza conoscere o far conoscere cosa volle dire Gesù a Nicodemo in Giovanni capitolo 3. Molti “predicatori” applicano, a torto, le vicende storiche vissute dal popolo Ebreo alla Chiesa di Cristo; senza rendersi conto che, con il proprio insegnamento rendono vano il sacrificio di Cristo fatto sulla croce una volta per sempre.

La seconda difficoltà la determina la disposizione cronologia di paginazione dei Libri del Nuovo Patto che, non è quella di redazione. I primi dei ventisette Libri a essere scritti furono tutte le Lettere dell’apostolo Paolo, scritte di circostanza alle varie Chiese, la maggior parte da lui fondate.

Il fatto che il Libro degli Atti degli Apostoli precede nella disposizione cronologica di paginazione le Lettere dell’apostolo Paolo, crea difficoltà d’interpretazione. Molti predicatori affermano che la Chiesa sia nata il giorno della Pentecoste descritta dal solo Luca. Questo “evento” non è menzionato in nessun altro scritto, nè profano, nè cristiano. Quando Luca scrisse il Libro degli Atti il Vangelo aveva già raggiunto tutto il mondo ordinato sotto l’impero romano, per la formidabile opera dell’apostolo Paolo.

Luca è l’autore dell’omonimo Vangelo e del Libro degli Atti. Egli dichiara che ciò che si propone di scrivere è frutto di accurate ricerche e della propria volontà (Lu. 1:1-3). Dunque, secondo le sue stesse parole, Luca attinge a documenti già scritti da altri, che elabora e trasporta in un altro contesto.