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Ecumenismo e pluralismo

La prima comunità che adorava Dio era una famiglia unita: Adamo ed Eva. Essa poteva essere in relazione con Dio e godere al suo interno di una piena armonia. Satana spinse Adamo ed Eva a rompere tale unità e da allora la questione dell'unità è diventata un problema scottante. Mentre l'ubbidienza a Dio conduce all'unità con Lui e coi Suoi figli, la disubbidienza comporta divisione.

Dio però non approva ogni tipo di unità. Le città descritte da (Ge. 4:17-24) rappresentano delle unità nel peccato e comportano diverse conseguenze. Anche la torre di Babele di (Ge. 11:1-9) costituisce un tentativo umano in vista di una nuova unità a prescindere dalla fede in Colui che ne è fondamento.

La questione dell'unità e della divisione percorre tutta la storia del popolo di Dio, dalla Genesi all' Apocalisse, dalla conclusione del canone biblico fino al giorno d'oggi. È impossibile esistere in modo responsabile senza fare i conti con tale questione. Vi sono molte ideologie, religioni, confessioni, denominazioni, correnti... Le divisioni raggiungono talvolta persino la persona umana. Che fare?

Per alcuni la parola d'ordine è "ecumenismo", per altri "separatismo", per altri ancora "conciliarismo".  Per i primi bisogna unirsi agli altri più o meno a qualunque costo. Per loro l'unità è preferibile alla verità. Per i secondi, gli altri possono essere presi in considerazione solo se rispondono ai loro criteri estremamente particolaristici. Preferiscono una nozione di verità molto provinciale all'unità. I terzi sono invece i più moderni perché si chiedono se l'unicità della fede non possa conciliarsi con la molteplicità delle sue formulazioni.

Si capisce allora come certi termini possano acquistare un'importanza decisiva anche se il loro significato rimane talvolta indefinito e aperto a varie interpretazioni. A ben guardare non si ha solo a che fare con una diversa articolazione verbale, ma anche con una differente impostazione concettuale. Le cose diventano così estremamente confuse.

Ma la questione dell'unità e della divisione non riguarda solo il mondo religioso tradizionale. La cosa è sentita anche in contesto sociale e politico. Si sente ormai parlare della necessità di un nuovo ordine mondiale. Perché non interrogarsi? Come non diventare inquieti? È possibile essere seriamente cristiani e non preoccuparsi davanti a progetti così ambiziosi che prescindono da ogni riferimento al Signore?

Molti cristiani tacciono davanti a queste cose e non solo a queste. Forse non vi pensano neppure. Così, mentre alcuni perseguono disegni d'unità senza il Signore e senza la sua Parola, altri rimangono rintanati nei propri gusci. È però difficile pensare che vi possa essere un cambiamento (una Riforma, o un Risveglio come alcuni dicono) senza che i credenti arrivino ad un'autentica maturità che possa servire a distinguere le cose fondamentali della fede da quelle secondarie. Se i bambini pensano che tutto sia ugualmente importante, le persone con una vera identità sanno che non è così.

Studi di teologia, come suo costume, cerca di dire qualcosa per favorire la riflessione su temi quali l'ecumenismo, il pluralismo, l'unità cristiana e le sue mistificazioni. Il materiale è incompleto, ma va ad aggiungersi a quello già fornito nei numeri 1 e 3. D'altro lato si spera che la rivista, pur nella sua incompletezza, non rappresenti solo uno strumento per affermare la signoria di Cristo, l'autorità della Scrittura, il rigore della ricerca, ma serva anche a promuovere la pace fra cristiani.

P.B.