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Origene

L'ideale del «vero gnostico» preconizzato da Clemente e attuato da Origene, suo discepolo chiamato a succedergli dagli studenti in età di soli diciotto anni (era nato verso il 185), dalla sua partenza.

Origene, che in un momento di zelo eccessivo aveva venduto i suoi classici, sentì il bisogno di tornare a scuola, e studio filosofia con Ammonio Sacca, il padre del neoplatonismo. Secondo una notizia incontrollabile di Porfirio, Ammonio Sacca sarebbe stato un cristiano di nascita ed educazione, tornato alla sapienza ellenica. Anche se la notizia non è esatta, esprime bene l’affinità che associa fin dal loro sorgere il pensiero cristiano e il neo-platonismo. Sotto la guida di Origene, il Didaskaleion si sviluppa. Era una semplice scuola di catechismo e di Bibbia, e diventa un istituto completo, la prima scuola secondaria e superiore cristiana. All’attività didattica si aggiunge presto quella editoriale: Origene dotato dalla generosità di un amico, Ambrogio, di alcuni steno-grafi e calligrafi, che annotano il suo insegnamento e lo moltiplicano. Questi perfezionamenti tecnici facilitarono l'opera dello scrittore, che a una delle più copiose dell’antichità (circa duemila scritti, secondo Eusebio). Per dissapori col vescovo Demetrio, Origene dovette lasciare Alessandria nel 231-32, e si stabilì a Cesarea di Palestina, ove mori verso il 254.

L'opera di Origene e in massima parte dedicata all'esegesi degli scritti biblici, in cui conduce ad una perfezione senza precedenti il metodo della interpretazione allegorica.

Gli scritti esegetici di Origene si dividono in Scolii, brevi spiegazioni grammaticali di passi difficili, Omelie, prediche di natura assai varia, in forma familiare (omilein significa: conversare), ma di contenuto raffinatamente spirituale, e Commentari, illustranti interi libri della Bibbia: i più celebri commentari sono quelli dell'Evangelo di Giovanni e del Cantico dei Cantici, la cui interpretazione, in particolare, fece scuola e rimase il fondamento di tutta la mistica cristiana. Per avere uno strumento critico al servizio delle sue interpretazioni, Origene fece una edizione della Bibbia l'Exapla contenente in sei colonne parallele il testo ebraico e le versioni greche esistenti nel suo tempo.

La influenza durevole di Origene si connette soprattutto con i suoi lavori esegetici; ma più celebri di questi sono la sua apologia Contra Celsum e la sua opera sistematica Perì Archon, De principiis, pervenutaci in una traduzione latina, purtroppo non sempre fedele, per scrupolo di ortodossia, di Rufino d'Aquilcia. Dobbiamo inoltre ricordarci una nobile Esortazione al martirio, dedicata ad Ambrogio, ed uno scritto villa Preghiera, interpretazione spirituale del Padre nostro.

Le fonti del pensiero di Origene sono, oltre la Bibbia, Platone, interpretato secondo le tendenze religiose del III secolo, e i sistemi gnostici, soprattutto quelli di Valentino. Dio e ineffabile, pura essenza spirituale. Egli crea, per mezzo del Logos, un mondo di essenze incorporee, i noes, le intelligenze, non in numero illimitato, ma quante ne può contenere. Dio, infatti, non è infinito: per il pensiero greco l’infinità non è conciliabile con la perfezione, che è forma e misura. La creazione intelligibile, per contro, è eterna, poiché non si può pensare un momento in cui Dio sia inattivo. Le «intelligenze» ricordano le idee platoniche; ma sono, più che idee, enti quasi personali, dotati di libero arbitrio; sono evidentemente una trascrizione più sobria degli «eoni» di Valentino: sono anche più ortodossamente distinti dalla divinità, di cui non sono emanazioni, ma creazioni. In virtù del loro libero arbitrio quegli enti, per quanto eccelsi, possono peccare, stancandosi dello sforzo necessario per perseverare nel puro bene; ed effettivamente, alcuni sono caduti, diventando, secondo la gravità della loro colpa, angeli, astri, uomini e demoni, e avviluppandosi in corpi più e meno luminosi e aerei, o pesanti e materiali. Sorge cosi il mondo sensibile: serge, come per gli gnostici, da una degradazione della creatura primitiva, con una pesante eredita da espiare; ma il dualismo gnostico è evitato: la creazione materiale non è l'opera di un demiurgo, ma di Dio stesso, per mezzo del Verbo; e la creazione è concepita come una scuola di rieducazione delle essenze decadute, ha dunque nella sua idea stessa un carattere provvidenziale e redentivo. Nelle nuove è più gravose condizioni di esistenza in cui sono cadute per la loro colpa, le intelligenze dovranno mediante un uso ragionevole del loro libero arbitrio, e assistendosi a vicenda, risalire gradatamente verso Dio è la loro primitiva incorporeità. Il grande ciclo della redenzione sarà compiuto mediante il ripristino della pura intelligibilità del creato; a meno che si possa supporre che la materia, in qualche modo trasfigurata, venga a costituire un nuovo regno del Creatore, conformemente alla speranza giudaica del millennio. Non è prevedibile quanto tempo possa durare questo processo di rieducazione, ne se il mondo attuale possa bastare; ma Dio ha tempo, e come l'attuale mondo materiale non è, verosimilmente, il primo sorto dopo la caduta delle intelligenze, così si può supporre che non sarà l'ultimo: in questa forma, Origene mantiene l'idea orientale e greca di una pluralità di esistenza successive delle anime, che sono eterne. Nè si può prevedere con sicurezza che tutte le intelligenze decadute verranno a ravvedimento, poiché essendo dotate di, libero arbitrio restano in ultima analisi arbitre del loro destino; ma si può sperate che nessuna di esse, a lungo andare, resisterà agli amorevoli richiami di Dio, e che tutti gli esseri decaduti, Satana compreso, saranno salvati (apokatdstasis pdnton).

In questo vasto processo di redenzione, Origine, cristiano, attribuisce una funzione preminente al Cristo, cioè al Logos divino, che scese sulla terra unendosi all'anima dell'uomo più puro die sia mai stato, Gesù Cristo, «luce del mondo intelligibile», e venuto per illuminare le anime: la concezione della salvazione, in Origene e intellettuale (gnostica). Ma Cristo si è fatto ogni cosa a tutti: e il Maestro per coloro che sono in grado di ricevere la «conoscenza» salutare, e il «pastore» delle anime miti e docili che hanno bisogno soprattutto di guida morale, è il «Re» per coloro che alla pietà aggiungono la ragione. Agli uni egli impartisce il mine della vita, cioè l'insegnamento morale di cui si vive, agli altri il vino delle idee trascendenti e segrete, che comuni ano l'entusiasmo sacro, gioia riservata a coloro che cercano il Salvatore, non soltanto per essere nutriti da lui, ma per godere di lui. Per essi, Cristo e l'iniziatore della «gnosi», e li inebria col vino delle mistiche visioni. In questi accenti è l’anima profonda di Origene. In essi e dato percepire, che la dottrina del Logos non è per lui soltanto una teoria speculativa (come per tutta la filosofia contemporanea) ma esprime l'ardore non mai raffreddato del neofita e l'amore del credente per Gesù; mentre la distinzione tra lo «gnostico» e il semplice credente non va mai oltre i limiti consentiti dalla fraternità e dalla coscienza del comune destino: a quei semplici credenti Origene ha dedicato molte delle sue più belle e spirituali omelie.

L'opera del Verbo incarnato comprende Ia morte sulla croce: la morte dell'uomo Gesù, più propriamente, poiché il Verbo non può morire. Da essa, come dalla morte dei martiri, emana una forza morale, da cui sono sconfitte Ie forze della malvagità. In ultima analisi, questa virtù purificatrice della croce e un mistero, che Origene riconosce senza tentare di spiegarlo; ma l'assimilazione della morte di Gesù a quella dei martini basta a dimostrare quanto profonde radici avesse il pensiero della morte redentrice nell'animo del grande erudito, che fin dalle prime indimenticabili impressioni della adolescenza era stato assuefatto a venerare nel martirio la misteriosa dispensazione divina, in cui si corona il discepolato cristiano. Se tale è l'efficacia dei martini umani, tanto più grande sarà quella del sacrificio di Cristo; dalla quale non soltanto l’umanità, ma l'intero universo decaduto riceve una salutare energia.

Si deve certamente a questa profonda e congeniale fede cristiana, se la figura dell'ultimo grande gnostico, il cui pensiero era troppo greco per diventare normativo, e stato nella Chiesa l'oggetto di un grande amore sempre risorgente, e una fonte inesauribile di pensieri e di impulsi fecondi. Sotto questo aspetto, Origene può paragonarsi ad Agostino; si può anzi dire, che il secolare travaglio del pensiero cristiano si configura come un dialogo tra il maestro alessandrino e il vescovo d'Ippona: come il cristianesimo occidentale ha ricevuto l'impronta di Agostino, cosi Origene rimane, in ultima analisi, il padre del cristianesimo orientale.