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La Trinità è politica pagana

Ci fu un tempo in cui le “guide religiose” richiedevano che si accettasse come fatto biblico che la terra fosse il centro dell’universo e che fosse piatta.

Sostenere una posizione diversa attribuiva a una persona il marchio dell’eresia, nonostante la rivoluzionaria scoperta di Copernico e sostenuta da Galileo Galilei. La presente situazione, con riferimento alla dottrina della Trinità, può diventare straordinariamente analoga.

Molti pensano che la dottrina della Trinità è un mistero così sconcertante che è meglio lasciare che teologi istruiti se ne preoccupino. Ma possiamo noi, senza correre rischi, lasciare a loro una si cruciale domanda? Anche un’astuto osservatore come Thomas Jefferson (terzo Presidente degli Stati Uniti [1800-1809] e autore della Dichiarazione d’Indipendenza) ha osservato che la Trinità è “una proposizine innintelligibile di misticismo platonico; che tre sono uno e uno è tre; eppure uno non è tre e tre non è uno”. Egli inoltre dice: Io non ho mai avuto abbastanza capacità di penetrare per comprendere la Trinità, e mi è sempre sembrato che capire deve precedere assentire”.

Il primo a concepire che Dio fosse trino fu la corrotta mente di Teofilo di Antiochia, per dispute dottrinali intorno alla Persona e l’Opera di Cristo, è un termine concepito dalla filosofia-pagana. 

La trinità è concezione gnostica-pagana. Ciò nonostante, non è raro che guide religiose (preti, pastori ecc.) insistano che per essere Cristiani bisogna credere nella Trinità, oppure di essere tacciati di cultismo. Per essere membro del Concilio Mondiale delle Chiese, per esempio, è necessario acconsentire alla dottrina della Trinità, e per essere membri di chiese che si definiscono biblici-evangelici, deve credere in ciò che la “Direzione” di tale chiesa crede.

Eberhard Griesebach, a una conferenza accademica “su cristianità e Umanismo” nel 1938, osservava che “La Cristianità, nel suo incontro con la filosofia Greca, divenne teologia. E quello è stato il crollo della cristianità”.

Il problema così illustrato deriva dal fatto che l’ortodossia tradizionale, mentre reclama d’aver le sue origini nella Scrittura, in realtà contiene elementi ottenuti da un insieme di Scrittura e di neo-platonismo. Il miscuglio del pensiero Ebraico con quello Greco è stato prima messo in moto nel secondo secolo da un influsso di ellenismo tramite i “cosiddetti padri della chiesa”, la cui teologia era stata colorata dai platonisti dai seguaci di Plotinio e Porfirio. Gli effetti dell’influenza Greca sono ampiamente riconosciuti dai teologi, benché vadano inosservati in gran parte dalla maggior parte dei sedicenti credenti evangelici.