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Tertulliano

II più significativo tra gli antichi dottori latini della chiesa fu Tertulliano, figlio di un centurione pagano di Cartagine (intorno all'anno 200).

Da principio egli faceva l'avvocato, poi fu guadagnato al cristianesimo, in servizio del quale, benché rimanesse laico, dedico le sue brillanti qualità letterarie. Tertulliano è il primo cristiano, dopo Paolo, della cui vita interiore noi possediamo dati significativi. Egli era una personalità vigorosa sopra il comune, ricca di contradizioni, portata ai maggiori eccessi di pensiero. Teso verso Ia più rigida severità di costumi, si staccò infine, sotto l’influenza del montanismo, dalla chiesa cattolica, secondo lui moralmente corrotta, e formò con i suoi seguaci una setta. Egli ha avuto una profonda influenza sulla chiesa dell'occidente come creatore del latino ecclesiastico.

Quinto Settimio Florenzio Tertulliano nacque verso il 155, e la sua conversione risale al 195 circa: egli getto, come si esprime, la toga giuridica per prendere il pallio filosofico. L'affermazione di Girolamo che, Tertulliano fu sacerdote, è contraddetta da una sua esplicita dichiarazione, in cui rivendica, per sé, soltanto il sacerdozio universale: «Nonne et laici sacerdotes sumus?”. La sua opera, del resto, per il suo contenuto, e quella di uno scrittore laico al servizio della fede. La sua conversione al montanismo e del 213, e segna nelle sue operette morali un crescendo di rigorismo, che lo conduce alla rottura nel 220. Mori verso il 240-250 senza essere stato mai apparentemente molestato per la sua fede.

II capolavoro di Tertulliano è l’Apologetiium (verso il 200), nobile e irruente difesa del cristianesimo sul piano giuridico e morale. Tertulliano ironizza l'incoerenza della procedura romana (il rescritto di Traiano), denuncia come enormi assurdità le accuse di infanticidio e incesto che circolavano nel popolino, confuta l’accusa di ateismo, dichiarando che i cristiani professano il monoteismo dei filosofi, a cui l’anima “naturalità Christiana» rende testimonianza nelle sue espressioni più spontanee; afferma la lealtà dei cristiani come sudditi dell'Impero, poiché, se rifiutano di pregare l'imperatore, pregano Dio per l'imperatore, e assolvono ai loro doveri civili, mentre potrebbero, con una secessioni pacifica, creare guai considerevoli; e conclude con una fiera rivendicazione della potenza del martirio: «Semen est sanguis, christianorum»!

L'esigenza della libertà di coscienza trova la sua prima chiara espressione nella Epistola ad Scapulam (proconsole dell'Affrica, 212). L'argomentazione di Tertulliano ricorre a due principii: l'idea (stoica) del diritto naturale, e una coscienza, evidentemente cristiana, della interiorità della fade: nemmeno gli dei amano i sacrifici coatti e insinceri!

Come scrittore antignostico, Tertulliano e soprattutto celebre per lo scritto: De praescriptione haereticorum. La legge delle XII Tavole decretava che chiunque avesse goduto per due anni del possesso incontestato di un terreno ne diventava proprietario legittimo, e ogni reclamo doveva venire «prescritto».

Tertulliano afferma che la Chiesa e Ia sola legittima proprietaria della Bibbia, perché la possiede fin dalle origini del cristianesimo e perché l'ha ricevuta legittimamente attraverso la successione apostolica: perciò gli «eretici» non hanno alcun diritto di attingere nella Bibbia armi per combattere Ia Chiesa, e la loro pretesa di discutere deve essere rifiutata preliminarmente: cioè deve essere «prescritta». Le opera polemiche più note sono: Adversus Marcionem e Adversus Praxean.

Tra gli scritti di natura dottrinale merita speciale menzione un gruppo di trattati che definiscono la concezione dell'uomo: De anima, De carne Christi, De resurrectione carnis. Tertulliano e agli antipodi dello spiritualismo della scuola di Alessandria. Mentre Origene sogna una vita disincarnata, e aspira alla liberazione definitiva dai vincoli del corpo, Tertulliano spera una risurrezione integrale dell'uomo, corpo e anima: poiché la carne e la fedele compagna dell'anima, lo strumento delle sue elevazioni ascetiche, ed è la carne che soffre nel martirio: come dunque non dovrebbe condividere la ricompensa dell'anima?

Una serie di scritti morali e ascetici tratta di alcune questioni vive nella Chiesa all'inizio del III secolo: De cultu foeminarum, De virginibus velandis, De spectaculis, De idololatria. In quest'ultimo scritto, composto sotto l'influenza montanistica, enumerando le professioni e i mestieri che un cristiano non può esercitare, Tertulliano viene quasi a proporre praticamente quella secessione cristiana dalla vita secolare, che aveva esclusa nell'Apologetico.

Lo scritto De corona militis sostiene l'incompatibilità dell'uso delle armi con la fede cristiana, sia perché il cristianesimo rifugge dalla violenza (Gesù, insegna a morire, non ad uccidere!) sia perché Ia milizia e continuamente associata a cerimonie del culto pagano.

Nei tre libri Ad uxorem, De exhortations castitatis, De monogamica, Tertulliano combatte con rigore crescente l'idea delle seconde nozze, che proibite ai membri del clero dovrebbero essere per lo meno sconsigliate anche ai laici (che sono anche sacerdoti!); la conclusione recisa dell'ultimo trattato «Unum matrimonium novimus, sicut unum Deum!» Analoga accentuazione rigoristica troviamo negli scritti De jejunio a De fuga in persecutione. I cristiani consideravano legittima la fuga, per evitare la tentazione di rinnegare il Signore; Tertulliano, che ha per lungo tempo condiviso questa prudenza, al termine della sua vita consiglia di non sottrarsi alla persecuzione; infatti, che sai tu se rinnegherai? Confida in Dio, e resisti.