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Settimio Severo

Settimio Severo, nato in Africa, portato al trono dalle legioni, privo quindi di pregiudiziali aristocratiche romane, proibì nel 202, non sappiamo per quale ragione, il proselitismo giudaico e cristia­no. Vi furono vittime, esclusivamente tra i neofiti, come Leonida, padre di Origene, ad Alessandria, e Perpetua, Felicita e un gruppo di catecumeni montanisti a Cartagine.

Sotto il regno di Settimio Severo, comincia ad esercitarsi alla corte imperiale l'influenza del sincretismo religioso, promossa dal­la imperatrice Giulia Domna, da sua sorella Giulia Mesa e dalle sue figlie Giulia Soemi e Giulia Mamea. Nel cenacolo imperiale si riuniscono giuristi come Ulpiano, Papiniano, Paolo, il medico Galeno, e l'autore del romanzo religioso «Apollonio di Tiana», Filostrato. L'«Apollonio di Tiana» è il manifesto della religiosità universalistica, che sta diffondendosi nel terzo secolo in emulazione del cristianesimo: fede in un Dio unico, adorato simbolicamente nel culto del sole; rispettosa tolleranza per tutti i culti, conside­rati come espressioni della stessa fede nella divinità suprema; am­mirazione della natura, sentimentalità panteizzante, traducentesi in una filosofia religiosa, il neo-platonismo; universalismo giuridico stoico, centrato sulle idee dell'umanità e del diritto naturale; simpa­tia per il cristianesimo, e tentativo di inserirlo nel grande sincre­tismo ellenistico-orientale. L'influenza di queste idee diviene do­minante alla morte di Settimio Severo, durante il regno di Caracalla, per opera dell’imperatrice madre.

Elegabalo, figlio di Giu­lia Soemi, cercò addirittura di introdurre a Roma il culto solare di Emesa; ma gli eccessi e la corruzione di quel degenerato getta­rono un grave discredito sulle idee religiose del circolo imperiale. Alessandro Severo, per contro, assistito dalla madre Giulia Mamea, diede per tredici anni l'esempio di un principe pio secondo gli ideali del sincretismo religioso. Nel suo larario accanto ai Penati, stavano le immagini di Apollonio di Tiana, Abramo, Orfeo e Gesù Cristo. Sua madre fu in relazione con Origene, di cui ammirava la grande dottrina. Un gustoso episodio denota la mentalità religiosa del sincretismo: avendo i cristiani occupato un luogo che era stato pubblico, ed opponendosi a loro la corporazione dei tavernieri, che pretendeva di avervi diritto, l'Imperatore decise «esser meglio che in quel luogo si adorasse Dio, in qualunque modo ciò si faceva, piuttosto che fosse dato ai tavernieri».