Condivide la pagina

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Le 95 Tesi di Lutero

Le 95 Tesi che Lutero affisse il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, alla porta della chiesa del castello di Wittenberg sono state spesso considerate come il “manifesto” della Riforma, della sua riforma.

Apologeti ben intenzionati e storici frettolosi hanno diffuso l'immagine di un Martin Lutero che inchioda, tra le acclamazioni della folla germanica, il documento rivoluzionario da lui redatto contro la chiesa papale. Storicamente è indubbio che il movimento della Riforma Protestante prese l'avvio da quel 31 ottobre, ma in modo assai diverso da come lo si immagina sovente.

Il problema era quello della verità di Cristo, che Lutero ha trovata nella meditazione degli Scritti sacri, del fatto che quella verità ha un'unica ragion d'essere: recare vita, salvezza e pace al popolo, che questa notizia dev'essere conosciuta, dev'essere predicata.

Proprio questo spirito interiore alle Tesi del 1517 le rende attuali per noi assai più del loro contenuto immediato; questo slancio di libera e gratuita scelta di un credente in favore dei suoi fratelli, le rende intimamente evangeliche.

Molto aveva cercato, pregato, meditato Lutero prima di quel giorno dell'ottobre 1517, molto pregò, meditò e scrisse in seguito, anche gli stessi pensieri espressi nelle Tesi vennero modificati; ma, senza saperlo e senza volerlo, come si è visto, Lutero aveva riscoperto ciò che mancava alla chiesa del suo tempo: non la ricchezza, la potenza, la dottrina, il successo, ma l'amore del Vangelo soltanto nella persona dei fratelli che non debbono per nessuna, ragione (né per interesse, né per carità, né per pigrizia) essere ingannati, ma debbono essere guidati a Cristo, anche se questo significa per loro la croce.

Il significato delle 95 Tesi non sta tanto nel loro contenuto, ma nel modo con cui vennero presentate e lette, e soprattutto nelle motivazioni che le dettarono.

Le Tesi hanno dunque significato l'inizio del movimento di riforma in Germania. Come spiegare questo loro successo? I motivi possono essere svariati, politici, sociali, religiosi; ognuno ha letto in quelle parole la sua rivendicazione, la sua protesta, la sua volontà di rinnovamento. Sacerdoti e frati coscienziosi e seri come Lutero videro nelle sue parole la loro ansia di riforma e di Vangelo; il popolino vide la voce della sua pena, della sua fede sfruttata dal potere del clero; gli umanisti lessero una denuncia coraggiosa contro la condizione medievale della civiltà che si sforzavano di abbandonare; i borghesi, gli studenti, i nobili una libera parola contro l'ingerenza papale nelle cose di casa.

Importanza enorme dunque ebbe questo modesto foglio nella cristianità del XVI secolo ed è privo di senso porre la domanda: che sarebbe successo se Lutero non avesse scritto quello che ha scritto? In che consiste però il significato di queste pagine dal punto di vista della fede evangelica? In che cosa sono protestanti e si possono ricollegare con l'atteggiamento riformato di Lutero, sia pure con un Lutero che non voleva essere riformatore né sapeva di esserlo in quel momento?

Il significato delle 95 Tesi non sta tanto nel loro contenuto, ma nel modo con cui vennero presentate e lette, e soprattutto nelle motivazioni che le dettarono. Protestanti non sono soltanto i pensieri che muovono il dottor Lutero (pensieri che come abbiamo visto sono, sotto alcuni aspetti, abbastanza lontani dalle visioni posteriori della fede evangelica) e neppure il gesto (molto normale nel mondo accademico del Cinquecento), protestante è l'animo di Lutero nello scrivere quella pagina: «la verità sia conosciuta dal volgo» [...] «istruire il popolo» [...] Queste sono le espressioni della sua lettera succitata. In queste tre parole: conoscere, verità, popolo, anzi più esattamente nella volontà di unirle in un solo movimento, sta il significato delle Tesi.

Il problema è dunque quello della verità di Cristo, che Lutero ha trovata nella meditazione degli Scritti sacri, del fatto che quella verità ha un'unica ragion d'essere: recare vita, salvezza e pace al popolo, che questa notizia dev'essere conosciuta, dev'essere predicata.

Lutero non si ergeva a giudice della chiesa, a patrocinatore di ribellioni popolari, l'abbiamo già detto; si presentava come un uomo di chiesa preoccupato di una questione spirituale ben circostanziata: la predicazione delle indulgenze fra il popolo di Germania. Egli però denuncia gli equivoci, gli errori, i fraintendimenti che stanno sorgendo riguardo a questo problema proprio nell'animo del popolo che dev'essere condotto a Cristo. La sua protesta è mossa dal desiderio di tutelare la verità dell'Evangelo di cui le anime hanno bisogno, dalla paura che le dottrine sulle indulgenze finiscano col fare dimenticare ai credenti la loro unica fonte di grazia: Gesù Cristo.

Essenziale nell'affissione delle Tesi, e perciò nel successo da esse incontrato, non è dunque l'aspetto negativo, la protesta, la critica, la denuncia, ma proprio l'aspetto positivo, la volontà di salvaguardare le anime e la vita dei credenti di Wittenberg dall'errore, dalla tragica notte dell'errore in cui egli si era dibattuto per tanti anni. A muovere le 95 Tesi non sta la rivolta ma l'amore, la volontà di servire e difendere i più deboli nella fede, di tutelare per loro la possibilità di incontrare Cristo.

Lutero fu, in quella circostanza e diventò in modo sempre più chiaro negli anni seguenti sino alla dieta di Worrns, il campione della nazione tedesca, l'Ercole tedesco come si compiacevano definirlo certi ambienti. Poté esserlo perché in realtà era stato il simbolo di un nuovo atteggiamento nella fede, era stato l'avvocato dell'anima dei semplici, del loro diritto alla fede, della loro libertà; sostanzialmente in quella circostanza era stato il pastore preoccupato di condurre a Cristo soltanto il gregge di Cristo.

Proprio questo spirito interiore alle Tesi del 1517 le rende attuali per noi assai più del loro contenuto immediato; questo slancio di libera e gratuita scelta di un credente in favore dei suoi fratelli, le rende intimamente evangeliche e, possiamo ben dirlo, protestanti. 

Lo scalpore suscitato dalle Tesi e la denuncia da parte dell'arcivescovo Alberto di Brandeburgo, banditore dell'indulgenza, fece sì che Lutero venisse chiamato a Roma a discutere le Tesi. Lutero, grazie alla protezione dell'Elettore di Sassonia Federico, ottenne che le tesi venissero discusse in Germania.

Ebbe quindi diverse discussioni con teologi, fra cui Johannes Eck nel 1518, che lo confermarono sempre più nelle sue opinioni, che nel frattempo diventavano più nette: la Bibbia era la sola autorità, e la salvezza era dovuta alla sola fede. La rottura definitiva con Roma avvenne nel 1519, quando Leone X emanò la bolla “Exsurge Domine” nella quale si richiedeva a Lutero di ritrattare le sue dottrine entro 60 giorni. Lutero reagì dando fuoco alla bolla e bruciando anche i libri di diritto canonico, simbolo dell'autorità romana.

La sentenza definitiva da parte del papa fu la scomunica del 1520. Le opinioni di Lutero vennero ampliate in tre importanti scritti del 1520: La libertà del cristiano, La cattività babilonese della Chiesa, Alla nobiltà cristiana di nazione tedesca. Compare anche l'altro fattore fondamentale per la diffusione della riforma: l'appoggio ricercato nel potere politico, che troverà in Lutero il modo per eliminare il legame fra Roma e principi tedeschi e anche di poter secolarizzare i beni ecclesiastici, che diventavano proprietà del principe o, nelle città, acquistati dai borghesi.

Carlo V, d'accordo con il papa, fece un nuovo tentativo di conciliazione, invitando Lutero alla Dieta di Worms (1521). Nuovamente il riformatore rifiutò di ritrattare le proprie affermazioni. L'imperatore, che si era impegnato nei suoi confronti con un salvacondotto, decise comunque di metterlo al bando dell'Impero con un editto. L'Elettore Federico III di Sassonia organizzò allora un finto rapimento e lo fece portare al castello di Wartburg (1521–1522) per proteggerlo. Qui Lutero si dedicò alla traduzione della Bibbia in tedesco.