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Gli apologisti

Gli apologisti, con la Ioro identificazione di Cristo con il Logos della filosofia antica, posero le basi dell'umanesimo cristiano.

Tutto ciò che di grande ed universale e stato creato dalla cultura classica, l'idealismo di Platone, la teologia spiritualistica dell'eclettismo, la morale stoica, e anche le arti dello spirito, la grammatica, la retorica, che affinano il pensiero e danno energia e precisione all'espressione, è accolto nella cultura cristiana non come un elemento estraneo, ma come un bene proprio, che soltanto nell'ambito della verità cristiana riceve il suo pieno valore.

Ma l'identificazione della ragione con Cristo sollevava un problema: se il Logos e immediatamente noto a tutti gli uomini, come mai è stato per tanto tempo disconosciuto? Come mai le filosofia si contraddicono tra loro? Come mai, al suo apparire, Cristo è stato respinto e crocifisso? La risposta degli apologisti e che la mente umana e stata fuorviata dai demoni, cioè è turbata dal peccato, e secondo che pongono l’accento su questa perturbazione, o sulla universale presenza del Logos, gli apologisti insistono maggiormente sulla denuncia della corruzione della cultura pagana, (che non ha scoperto nulla, perché ogni luce viene dai barbari, cioè dai Giudei, e Platone ha imparato da Mose), inaugurando cosi l'apologia del pugno chiuso; come è stata definita, in cui eccellono tra i greci Taziano l'Assiro, e tra i latini Tertulliano; o preferiscono inversamente sottolineare le consonanze e l'armonia del cristianesimo con la cultura, come Giustino e gli Alessandrini. Ma nella esigenza centrale concordano: la cultura ha bisogno di purificazione e di redenzione, per essere resa capace di riconoscere in Cristo il suo Signore.

La discussione dei problemi della cultura condusse i primi scrittori cristiani ad occuparsi largamente anche delle varie correnti interne del cristianesimo, le cosiddette «eresie». La gnosi, in particolare, poneva in maniera molto urgente il problema dei rapporti tra il cristianesimo e la spiritualità ellenistica. Essa era una forma di assimilazione che implicava l'allineamento del cristianesimo sul piano del sincretismo, e la perdita della sua originalità. La Chiesa senti il bisogno di reagire alla gnosi, e non lo fece soltanto elaborando il triplice canone del Credo, della Scrittura e dell'episcopato; ma intraprese anche la discussione sul piano delle idee. Giustino scrisse un Syntagma contro tutte le eresie, purtroppo perduto. I principali scrittori antieretici del II secolo sono Ireneo e Ippolito Romano.