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Sviluppo interno del cristianesimo

L'ammissione nella chiesa avveniva, fin dai più remoti anni del cristianesimo, per mezzo del battesimo.

A poco a poco a questa funzione solenne venne aggiunto un circostanziato cerimoniale. Essa fu dall'inizio considerata come un sacramento, cioè come un mezzo per la trasmissione di forze soprannaturali. Questa cerimonia veniva impartita, durante l'intera epoca cristiana antica, di regola solo agli adulti, attraverso una triplice completa immersione nell'acqua. Molti rinviavano il battesimo fino alla fine della loro vita. Coloro i quali erano già convertiti al cristianesimo ma non erano battezzati, costituivano la classe dei catecumeni (katekoùmenoi). Essi venivano considerati come cristiani, ma non avevano, per esempio, il diritto di partecipare alla cena del Signorie. Il battesimo dei bambini divenne solo nel medioevo una costumanza generale.

Le assemblee delle comunità cristiane degli anni più remoti probabilmente non avevano alcun ordinamento regolamentare. I credenti si incontravano insieme per edificarsi reciprocamente per mezzo della preghiera, della lettura degli scritti sacri, di discorsi di esortazione e di consolazione, di canti, qualche volta anche per mezzo dei discorsi in lingua sconosciuta fatti degli ispirati, e infine per celebrare la Cene del Signore: l’agape. La Cena del Signore nei primi decenni era un reale pasto, alla cui fine veniva distribuito pane e vino ai partecipanti, mentre venivano ripetute le parole di rito.

Col tramonto della prima generazione cristiana, declinò anche la forza degli «ispirati», e si formò a poco a poco un ordinamento fisso per il culto. Gli inizi di questo sviluppo risalgono probabilmente fino al primo secolo. Con il procedere del tempo, il cerimoniale del servizio divino divenne sempre più ricco e circostanziato; specialmente dopo Costantino, la chiesa spiegò una grande pompa in queste funzioni.  

Cena del Signore

Inoltre è importante notare che le assemblee dei cristiani, dal secondo secolo in poi, non miravano più esclusivamente alla edificazione della comunità, ma erano dirette a influire su Dio. Fu decisivo per questa concezione il fatto che alla Cena del Signore venne ad associarsi il concetto di sacrificio.

Già intorno all'anno 250 si credeva che nella Cena del Signore il sacerdote presentasse davanti a Dio il corpo e il sangue di Cristo come sacrificio espiatorio “per i vivi e per i morti”. Si cercava nel culto un reale collegamento col divino, “l'india-mento”; donde venne sempre più accentuato il carattere magico sacramentale e l'aspetto “misterico”, della funzione. Ciò viene dimostrato soprattutto dal fatto che le rappresentazioni della trasformazione del pane e del vino in eucaristia o Messa (latinamente «Missa») divennero sempre più grossolane e sensuali.

CONTINUA

La lenta modificazione del culto