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Seneca filosofo stoico

Seneca nasce a Cordova (Spagna) da famiglia di intellettuali (il padre è conosciuto come Seneca Il Vecchio).
A Roma compie gli studi di filosofia sotto la guida di maestri stoici. Nel periodo che vede al trono l'Imperatore Caligola (37-41 d.C.) diviene senatore e conosce la gloria e gli onori del rango.

Nel 41 cade in disgrazia in seguito a un complotto ordito da Messalina. Resta in esilio in Corsica fino al 49 d.C., quando Agrippina, salita al trono, lo richiama a Roma per fare da precettore a Nerone.

Dopo un primo periodo in cui è di fatto il primo consigliere dell'Imperatore (è il periodo del buon governo), nel 62, in seguito all'ennesimo complotto, Seneca capisce di non essere più nelle grazie del bizzoso regnante e si ritira a vita privata, dedicandosi allo studio.

Nel 65 d.C. Nerone, col pretesto di coinvolgerlo in una cospirazione ai suoi danni, gli ordina il suicidio. Seneca affronta stoicamente la morte per dissanguamento, entrando così nella storia della filosofia come martire, al pari di Socrate.

Seneca, da buon stoico dell'età imperiale, concentra i suoi sforzi su una filosofia dal forte valore pratico. L'uomo deve inseguire la virtù, ovvero, secondo gli stoici, deve accettare il proprio destino e agire secondo la legge naturale del mondo, la ragione.
È saggio colui che agisce razionalmente ed evita il più possibile di abbandonarsi alle passioni. Le passioni sono una malattia dell'anima da evitare a qualsiasi costo. Che le passioni siano una malattia ne è prova pratica l'ira. Abbandonandosi a essa si perde il lume della ragione e si possono commettere atti di inaudita ferocia, quasi si fosse preda della pazzia.

Più l'uomo è saggio più si rende conto quanto sia necessario ragionare ed evitare le emozioni (l'apatia stoica). Questo atteggiamento permette di eliminare tutta quella gamma di delusioni e difficoltà che incontra necessariamente l'uomo passionale, il quale vive un rapporto conflittuale con la realtà è la portata solitamente eccessiva dei suoi desideri.